Impianti fotovltaici, limitati nei terreni agricoli.

dicembre 6, 2010 di Andrea Ficola  
Categorie: Fotovoltaico, Legislazione

Impianti fotovltaici, limitati nei terreni agricoli.Il decreto legislativo che recepisce la Direttiva 2009/28/CE per la promozione delle energie rinnovabili, suscita alcune perplessità
Sono state aggiunte rispetto alla bozza iniziale delle limitazioni soprattutto in area agricola.

All’articolo 8 dello schema è stato infatti aggiunto un comma in base al quale gli impianti solari fotovoltaici con moduli a terra in area agricola possono accedere agli incentivi statali se la potenza nominale dell’impianto non è superiore a 1 MW e il rapporto tra la potenza nominale dell’impianto e la superficie del terreno nella disponibilità del proponente non è superiore a 50 kW per ogni ettaro.

Queste condizioni si aggiungono a quelle contenute nell’allegato 2 del decreto, secondo il quale non solo i componenti e gli impianti devono essere realizzati nel rispetto dei requisiti tecnici minimi stabiliti nei provvedimenti recanti i criteri di incentivazione, ma i moduli devono anche essere garantiti per almeno 5 o 10 anni, che decorrono dall’entrata in vigore del decreto.

Le modifiche apportate sono state volute dal Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali che ha affermato di voler proteggere il terreno agricolo dalle speculazioni industriali.
La risposta da parte del Presidente di Assosolare, giudicando “grave limite e freno allo sviluppo del settore fotovoltaico in Italia”. Le scelte effettuate contrasterebbero con i recenti provvedimenti come linee guida e il terzo conto energia.

L’esempio riportato da Assosolare è il seguente, se anche tutti i 3 GW del terzo conto energia fossero realizzati in impianti a terra, questi occuperebbero circa 6 mila ettari. In base ai dati ISTAT la superficie totale agricola e forestale in Italia è di 19,6 milioni di ettari, di cui 13,2 milioni sono utilizzati per l’agricoltura. Il fotovoltaico impegnerebbe lo 0,045% della superficie agricola.

Pensilina fotovoltaica: l’autorizzazione va con la DIA

novembre 22, 2010 di Gabriele Franzé  
Categorie: Fotovoltaico, Legislazione

Nuovo articolo di Logica Energetica dedicato al capitolo delle autorizzazioni: questa volta condividiamo con i nostri lettori un caso affrontato a Roma, in via dell’Oceano Atlantico, per la realizzazione di una pensilina fotovoltaica.

Il fabbricato è di competenza del Municipio XII, che copre quasi tutta la zona dell’EUR (Esposizione Universale Roma), e l’intervento è stato la realizzazione di una pensilina sul lastrico solare di un terrazzo.
In realtà le pensiline erano due, speculari rispetto al torrino presente sul terrazzo, ognuna di altezza da 2,8 a 3,1mt, e di estensione pari a circa 40mq, su cui installare 3,6 kWp, per un totale di 7,2 kWp.
Nonostante l’esistenza della Legge Regionale 28 Dicembre 2007 (art. 19 comma 4) che legifera sulla possibilità di realizzare impianti senza necessità della DIA (Denuncia di Inizio Attività), l’ufficio tecnico ci ha richiesto tale autorizzazione per via della costruzione della pensilina. Inoltre si trattava di DIA onerosa, che consiste nella pratica autorizzativa conosciuta anche come Super DIA, che può essere utilizzata per creare o ampliare volumetrie / superficie lorda di pavimento. E’ detta onerosa perché si paga in percentuale al costo per la costruzione dell’intervento. Ovviamente l’autorizzazione in questione doveva essere completa di relazione tecnica, e completa di calcolo strutturale.

Finanziaria, detrazione del 55%

Finanziaria, detrazione del 55%
Una novità importante rispetto alla misura in vigore oggi è relativa al periodo di utilizzo della detrazione: l’importo deve essere spalmato in dieci anni, anzichè in cinque.
Non trovano per ora conferma le altre ipotesi di modifica, secondo cui la percentuale di detrazione resterebbe al 55% per cappotti isolanti, tetti e pannelli solari, e scenderebbe al 41% per la sostituzione di finestre e impianti termici. Si ipotizzava una riduzione dei tetti di spesa: 440 euro/mq per le finestre, 600 euro/mq per i pannelli solari e 9000 euro per gli impianti termici. L’operazione avrebbe un costo per lo Stato di 150 milioni di euro, a fronte dei 2 miliardi di euro stanziati negli ultimi quattro anni.

Procedura autorizzativa per un impianto fotovoltaico in BT

novembre 17, 2010 di Gabriele Franzé  
Categorie: Fotovoltaico, Legislazione

La procedura autorizzativa per gli impianti fotovoltaici in Bassa Tensione talvolta risulta essere una pratica complessa, ma che con un semplice iter metodico possiamo semplificare notevolmente la questione.

Il primo passo da effettuare è classificare il tipo di intervento da effettuare; infatti per le realizzazioni che non prevedono lavorazioni particolari, ma che si limitano all’installazione dell’impianto e alle relative opere edili – elettriche, l’intervento è classificabile senza dubbio come manutenzione ordinaria, ed in tale caso richiamiamo il seguente articolo del DPR 380/01, T.U dell’edilizia:

«Art. 6. (L) – (Attività edilizia libera). – 1. Fatte salve le prescrizioni degli strumenti urbanistici comunali, e comunque nel rispetto delle altre normative di settore aventi incidenza sulla disciplina dell’attività edilizia e, in particolare, delle norme antisismiche, di sicurezza, antincendio, igienicosanitarie, di quelle relative all’efficienza energetica nonché delle disposizioni contenute nel codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, i seguenti interventi sono eseguiti senza alcun titolo abilitativo:
a) gli interventi di manutenzione ordinaria;

Tra i punti elencati nel precedente articolo, il più delicato è la valutazione delle disposizioni circa i beni paesistici. In generale le carte che regolamentano i vincoli paesistici sono il PTPR, il PRG, e la Carta per la Qualità (i link sono riferiti alla Regione Lazio, ed al Comune di Roma)

Quest’ultimo segnala le infrastrutture di qualità che possono essere oggetto di intervento solo sotto parere dell’ente preposto.
Per quanto riguarda il PTPR le tavole sono 4 (dalla A alla D), e la definizione deve essere pari a quella riportata nelle immagini.


Una volta verificato che la zona non è sottoposta a vincoli il procedimento viene ripetuto per il PRG. Nel caso tutte le verifiche confermino l’assenza di vincoli, si può allora procedere con la semplice Comunicazione di Inizio Lavori, ed iniziare anche lo stesso giorno l’installazione.

Detrazioni 55% ancora pressioni al governo per la conferma oltre il 2010

Detrazioni 55% ancora pressioni al governo per la conferma oltre il 2010
Intanto l’Agenzia delle Entrate ha pubblicato la Guida “Le agevolazioni fiscali per il risparmio energetico” aggiornata a settembre 2010, che contiene tutte le novità sulle procedure per la fruizione delle agevolazioni.
La Guida descrive i tipi di intervento per i quali si ha diritto al beneficio e gli adempimenti necessari per ottenerlo. L’aggiornamento è dovuto alle più recenti modifiche normative che hanno riguardato soprattutto le procedure da seguire per usufruire correttamente delle agevolazioni.
In particolare:
- per i lavori che proseguono oltre un periodo d’imposta, è stato introdotto l’obbligo di inviare telematicamente all’Agenzia delle Entrate una specifica comunicazione entro 90 giorni dal termine del periodo d’imposta nel quale i lavori hanno avuto inizio. Per i lavori che proseguono per più anni, il modello deve essere presentato entro 90 giorni dal termine di ciascun periodo d’imposta in cui sono state sostenute le spese oggetto della comunicazione;
- per gli interventi eseguiti dal 2009 è obbligatorio ripartire la detrazione in 5 rate annuali di pari importo (per il 2008 andava da un minimo di tre a un massimo di 10 anni, mentre solo per il 2007 c’era l’obbligo di ripartire la spesa in 3 rate annuali uguali);
- è stata sostituita la tabella dei valori limite della trasmittanza termica DM 26 gennaio 2010
Dal 1° luglio 2010, infine, al momento del pagamento del bonifico effettuato dal contribuente che intende avvalersi della detrazione, banche e Poste Italiane hanno l’obbligo di effettuare una ritenuta del 10% a titolo di acconto dell’imposta sul reddito dovuta dall’impresa che effettua i lavori.

Aggiornamento al Testo Unico della Sicurezza

ottobre 19, 2010 di Gabriele Franzé  
Categorie: Legislazione

Ulteriore variazione delle condizioni per la nomina del coordinatore per la sicurezza: va sempre nominato nel caso di più imprese, anche non contemporanee, presenti sullo stesso cantiere.

Infatti, fino alla settimana scorsa, il Decreto Legislativo 81/08 e s.m.i. nell’articolo 90 comma 11 prevedeva una deroga secondo cui i lavori privati effettuati non soggetti a permesso di costruire e con un importo inferiore ai 100.000 € non richiedevano la nomina del coordinatore della sicurezza in fase di progettazione.
In realtà questa deroga è stata spesso fonte di dibattito, visto che nello stesso comma è specificato che i compiti del coordinatore in fase di progettazione sono svolti dal coordinatore per la sicurezza in fase di esecuzione che comunque deve essere nominato.
L’ambiguità dell’esclusione ha così portato ad un chiarimento da parte della Corte di Giustizia Europea, che ha appunto disciplinato la normativa mettendo l’obbligo della designazione del coordinatore qualora vi siano più imprese esecutrici sullo stesso cantiere, o in cui vi siano lavorazioni che comportano rischi particolari.
La ratio per la quale la Corte Europea ha revisionato la normativa italiana è perché nonostante i lavori soggetti a permesso di costruire comportino sicuramente maggiori rischi, ciò non esclude che se i lavori non siano soggetti a tale titolo abilitativo, o se siano di limitata entità economica (100.000 € ) non possano implicare anch’essi rischi considerevoli per cui sia necessario nominare un coordinatore che progetti la sicurezza.

La querelle nacque in un cantiere dove c’era in atto una ristrutturazione di un tetto ad altezza compresa tra i 6 e gli 8m (che secondo il testo unico dell’edilizia non rientra nelle lavorazioni che necessitano di permesso di costruire), in cui erano presenti contemporaneamente l’impresa di ponteggi, l’impresa di noleggio dell’autogru e l’impresa dei lavori strutturali.
Da lì venne aperta una inchiesta che però vide l’assoluzione della committenza, mettendo però in allerta la commissione europea che ha poi prontamente provveduto.

Piano Casa Lazio, nuove modifiche

ottobre 7, 2010 di Andrea Ficola  
Categorie: Legislazione

Piano Casa Lazio, nuove modifiche

Tra le principali novità c’è l’estensione delle misure di rilancio alle zone agricole, il via libera alle sopraelevazioni e alle demolizioni e ricostruzioni per gli edifici industriali, ma anche la possibilità di monetizzare le opere di urbanizzazione secondaria impossibili da realizzare attraverso il pagamento di un contributo straordinario pari al 50% degli oneri concessori dovuti ai sensi del Dpr 380/2001.

Gli edifici composti da più unità immobiliari possono essere ampliati secondo percentuali applicabili proporzionalmente alle singole abitazioni.

L’adeguamento sismico conseguente all’ampliamento da diritto ad un premio del 35% nelle zone sismiche 1 e sottozone 2a e 2b. Nelle sottozone 3a e 3b è invece riconosciuto un bonus del 25%.

La destinazione d’uso deve rimanere invariata per cinque anni. Il cambiamento da non residenziale a residenziale è invece ammesso, ad esclusione delle zone D ed E, per gli interventi di ristrutturazione o sostituzione edilizia con ampliamento fino al 30%, finalizzati al recupero di alloggi per far fronte alla tensione abitativa.

Gli interventi di demolizione e ricostruzione degli edifici residenziali e produttivi ricadenti all’esterno delle zone C ed E danno diritto a un bonus fino al 35%, che sale al 60% per gli edifici plurifamiliari a destinazione residenziale superiori a 500 metri quadrati in stato di degrado. In ogni caso devono essere rispettate le distanze e le altezze previste dalle NTC.

Gli interventi possono essere realizzati con Dia e permesso di costruire da presentare entro il 31 dicembre 2013. La nuova bozza non recepisce quindi le novità della manovra estiva, che ha introdotto la Scia in sostituzione della Denuncia di inizio attività. I Comuni possono deliberare una riduzione degli oneri concessori fino al 30%.



Gli immobili fantasma non registrati al Catasto, sono più di 2 milioni

ottobre 4, 2010 di Andrea Ficola  
Categorie: Legislazione

Gli immobili fantasma non registrati al Catasto, sono più di 2 milioniIl 30 settembre è scaduto il termine per la pubblicazione delle operazioni di rilevamento e le informazioni fornite dall’Agenzia del Territorio, parlano di circa 2 milioni di “immobili fantasma”. L’elenco dei comuni in cui sono situati i fabbricati non dichiarati in Catasto è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 29 settembre scorso.
Il prossimo step sarà la presentazione di una dichiarazione di aggiornamento da parte dei proprietari degli immobili non dichiarati, che potranno regolarizzare il pagamento dei tributi catastali attraverso la procedura Docfa.
Dal primo gennaio l’Agenzia del Territorio attribuirà inoltre una rendita presunta a carico dei proprietari che non hanno inoltrato domanda di regolarizzazione.
Per i Comuni compresi nell’elenco allegato al comunicato sono state costituite liste di particelle iscritte al Catasto Terreni. Le liste delle particelle, sulle quali è stata accertata la presenza di costruzioni o di ampliamenti non dichiarati, comprensive dell’eventuale data cui riferire la mancata presentazione della dichiarazione, sono consultabili per i 60 giorni successivi alla pubblicazione del comunicato presso i comune interessati, le sedi provinciali dell’Agenzia del Territorio e sul sito internet dell’Agenzia.

Le dichiarazioni al Catasto Edilizio Urbano devono essere presentate dai soggetti titolari di diritti reali sugli immobili entro 7 mesi dalla data di pubblicazione del comunicato. In caso di inadempienza, gli Uffici provinciali dell’Agenzia del Territorio provvedono all’iscrizione in surroga dei soggetti obbligati e con oneri a loro carico, attraverso un atto di aggiornamento redatto in conformità al DM 701/1994.

SCIA, chiarita l’estensione all’edilizia

settembre 24, 2010 di Andrea Ficola  
Categorie: Legislazione

SCIA, chiarita lestensione alledilizia

Come primo passo il progettista deve accertarsi che l’intervento non rientri nei casi di:

  • edilizia libera, come manutenzioni ordinarie, eliminazione di barriere architettoniche senza alterare la sagoma degli edifici, opere temporanee per ricerca nel sottosuolo, movimenti di terra per l’esercizio dell’attività agricola, serre mobili;
  • interventi soggetti a comunicazione, come manutenzioni straordinarie su parti non strutturali degli edifici, pavimentazione di spazi esterni, installazione di pannelli solari, realizzazione di aree ludiche e arredo di aree pertinenziali;
  • interventi soggetti a permesso di costruire, come nuove costruzioni, ristrutturazioni edilizie e urbanistiche.

La Scia non sostituisce neanche la Super-Dia, prevista dall’articolo 22 comma 3 del Dpr 380/2001, Testo Unico dell’edilizia. Fanno capo a questa disciplina gli interventi urbanistici in cui è possibile usare la Dia in alternativa al permesso di costruire:

  • ristrutturazione che porti a un edificio diverso dal precedente, con aumento delle unità immobiliari, mutamenti di volume, sagoma, prospetti o, limitatamente ai centri storici, della destinazione d’uso;
  • nuova costruzione o ristrutturazione urbanistica disciplinati da piani attuativi con disposizioni plano-volumetriche, tipologiche, formali e costruttive dichiarata dal Comune in sede di approvazione di detti piani attuativi;
  • nuova costruzione in esecuzione di strumenti urbanistici generali recanti precise disposizioni plano-volumetriche.

In questi casi la sostituzione della Dia con la Scia non è automatica, ma si deve continuare ad usare la vecchia procedura. Valgono le stesse considerazioni per le leggi regionali che, prima dell’entrata in vigore della manovra, hanno deciso il ricorso alla Dia in alternativa al permesso di costruire per alcuni interventi.
In secondo luogo è necessario valutare l’esistenza di un vincolo ambientale, paesaggistico o culturale gravante sull’immobile su cui si intende intervenire, in presenza del quale si potrà usare la Scia solo allegando il parere positivo della Soprintendenza. La Scia, infatti, non può sostituire i nulla osta delle Amministrazioni preposte alla tutela del vincolo, ma deve accompagnarsi ad essi.
Negli altri casi è possibile presentare la Scia, senza ulteriori oneri, al Comune in cui si trova l’immobile e iniziare i lavori nello stesso giorno. La segnalazione deve essere corredata dagli elaborati tecnici necessari per consentire le verifiche di competenza dell’amministrazione, che ha 60 giorni di tempo per fermare i lavori in presenza di carenza dei requisiti. Il limite di tempo si allunga in caso di rischio di danni gravi e irreparabili per il patrimonio artistico e culturale, l’ambiente, la salute e la sicurezza pubblica. I pareri degli organi o degli enti appositi sono sostituiti dalle autocertificazioni. In presenza di dichiarazioni false o mendaci l’Amministrazione può vietare la prosecuzione dei lavori, applicare sanzioni penali da uno a tre anni di reclusione o quelle previste dal capo VI del Dpr 445/2000.
La Scia si applica quindi a:

- restauro e risanamento conservativo come consolidamento, ripristino, rinnovo degli elementi costitutivi, inserimento degli elementi accessori e degli impianti necessari per l’utilizzo dell’immobile;

- ristrutturazione edilizia, nella quale rientrano anche le demolizioni e ricostruzioni con stessa volumetria e sagoma;
- varianti al permesso di costruire per opere che non incidono su parametri urbanistici e volumetrie, non modificano destinazione d’uso e categoria edilizia, non alterano la sagoma dell’edificio e non violano le prescrizioni del permesso di costruire.

Scia, richiesta di chiarimenti.

settembre 15, 2010 di Andrea Ficola  
Categorie: Legislazione

Scia, richiesta di chiarimenti.

La Scia, segnalazione certificata di inizio attività, sostituisce la Dia e ogni atto di autorizzazione, licenza, concessione, permesso o nulla osta comprese le domande per l’iscrizione in albi o ruoli utili per l’esercizio di nuove attività.

In un primo momento si era pensato che la Scia sostituisse solo la Dichiarazione di inizio attività per l’apertura di un’impresa e non la Denuncia di inizio attività da presentare per l’avvio dei lavori edili. Successivamente ha prevalso però l’interpretazione più permissiva, recepita di buon grado anche da alcune regioni.

Con l’interrogazione del 2 agosto scorso i senatori chiedono se la Scia possa estendersi anche al permesso di costruire. Secondo la manovra la segnalazione dell’interessato può sostituire autorizzazioni, licenze, concessioni e permessi a condizione che il rilascio dell’atto dipenda solo dall’accertamento dei requisiti richiesti dalla legge o da atti amministrativi a contenuto generale e non siano previsti limiti dagli strumenti di programmazione territoriale, vincoli ambientali, paesaggistici o culturali.

La nuova disciplina introduce anche il controllo a posteriori, eliminando quello preventivo. L’interessato può avviare i lavori contestualmente alla presentazione della Scia e il Comune può intervenire entro 60 giorni solo in casi limitati.

Resta fermo il divieto di applicare le norme sulla Scia agli interventi per la trasformazione territoriale, come ad esempio il piano triennale delle opere pubbliche.

Potrebbero così essere esclusi dalla Scia gli interventi per la realizzazione di nuova volumetria dal momento che la volumetria edificabile è sempre limitata dagli strumenti urbanistici attraverso la fissazione di indici edilizi massimi. Limiti quantitativi che invece non esistono per gli interventi di manutenzione o risanamento sul patrimonio edilizio esistente.

E’ stata richiesta una spiegazione su quali sono i casi applicabili. Noi attendiamo.

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