Accordo Climatico di Cancun

dicembre 13, 2010 di Gabriele Franzé  
Categorie: Ambiente

Accordo Climatico di CancunSabato 11 Dicembre a Cancun è stato raggiunto un accordo di compromesso, frutto di due settimane di negoziazione, concretizzando così il vertice climatico.

Grazie agli ultimi due giorni di full-immersion i principali stati membri sono giunti al compromesso, che è stato accolto da tutti come l’unica possibile chiave risolutiva, ma soprattutto come il chiaro segnale di svolta rispetto al precedente summit di Copenaghen, riconosciuto globalmente come fallimentare.

La XVI Conferenza dell’Onu sul Clima ha messo d’accordo le grandi potenze (Ue,Usa, Cina, India e Giappone), ma c’è stata una voce fuori dal coro, la Bolivia, che ha etichettato come poco incisivo e non sufficiente a contrastare il cambiamento climatico, al punto da manifestare la volontà di ricorrere al Tribunale Internazionale dell’Aja per revisionare l’intesa.

I principali punti accordati, volti ad arrestare i cambiamenti climatici, sono i seguenti:
- fissare il limite a 2 gradi Celsius sopra la soglia dei valori pre-industriali, per contrastare il riscaldamento globale e l’effetto serra, riducendo le emissioni di CO2;
- avviare lo sviluppo di nuove tecniche e tecnologie per le nazioni in via di sviluppo, così da permettere anche ad esse di diminuire la produzione di anidride carbonica;
- incrementare il valore di riduzione delle emissioni di CO2 rispetto ai livelli del 1990 (portandoli dal -11÷16% entro il 2012 al -25÷40% entro il 2020 questo punto dell’accordo fa però parte del Protocollo di Kyoto, al quale gli USA non hanno mai dato il loro consenso);
- sostenere ed aumentare gli sforzi volti a contenere l’avanzamento della deforestazione e rispettare i diritti umani delle popolazioni indigene dei territori dove la deforestazione viene eseguita.

Le nazioni in via di sviluppo, oltre che il supporto tramite la ricerca, riceveranno un aiuto economico, e da qui nasce il nuovo organismo internazionale, Green Climate Fund, che gestirà i fondi destinati dalle nazioni più ricche agli stati con minore solidità finanziaria. Nei primi tre anni sarà la Banca Mondiale ad amministrare i fondi, mentre a capo dell’organismo vi sarà a capo di tale organismo un direttorio composto da 24 stati, scelti in maniera equa tra i membri “ricchi” ed i membri in via di sviluppo.
I fondi proverranno da Ue, Giappone e Usa , che si sono impegnati a donare 30 miliardi di dollari per gli interventi urgenti effettuati nel lustro 2008-2012, ed altri 100 miliardi all’anno a partire dal 2020.

Il prossimo grande appuntamento Onu è fissato per la fine del 2011, in Sud-Africa, saremo pronti a fare un nuovo bilancio delle promesse fatte e di quelle mantenute.

Seaswarm: robot depuratore alimentato dal fotovoltaico

novembre 9, 2010 di Gabriele Franzé  
Categorie: Ambiente, Fotovoltaico

Seaswarm: robot depuratore alimentato dal fotovoltaicoQuello della Deepwater Horizon di British Petrolium è solamente il più eclatante degli eventi tra i disastri ambientali, ma quello degli incidenti sulle piattaforme petrolifere è all’ordine del giorno, soprattutto se si considera quanto sono estreme le condizioni nelle estrazioni: pozzi a centinaia di metri di profondità, in mare aperto, spesso vicino ai ghiacciai, in condizioni termiche al limite del congelamento; tutto questo ha fatto sì che la tecnologia si sia spinta a livelli elevatissimi, ma anche i rischi viaggiano di conseguenza sul filo del rasoio.
Proprio per questo motivo si registrano continue perdite di petrolio in mare, sia da piattaforme che da navi petroliere. Allora al MIT hanno deciso di affrontare e risolvere il problema del petrolio riversato in mare, con un progetto che è stato curato dall’italiano Carlo Ratti.

La soluzione si chiama Seaswarm, che tradotto significa sciame marino.
Consiste in un robot che funziona come una piattaforma galleggiante, ed è dotato nella sua parte inferiore, quindi sullo scafo, di un rullo di speciale materiale assorbente, costituito da nano particelle che assorbono direttamente il petrolio greggio, bruciandolo sul posto o accumulandolo in una sacca di contenimento, in cui rimarrà sigillato fino al termine del suo operato.
Dal punto di vista chimico questa è stata una trovata geniale, in quanto è difficilissimo separare una sostanza oleosa in soluzione acquosa, ed ad occuparsi di questo aspetto è stato un altro nostro connazionale, Francesco Stellaci.
L’altra grande trovata di questo robot acquatico, da cui deriva poi il suffisso “sciame”, è che ognuno di essi è dotato di un sistema GPS che gli permette di autolocalizzare la loro posizione, e comunicarla agli altri elementi dello sciame, in quanto comunicano tra loro con tramite Wi-Fi. In questa maniera lo sciame può autonomamente individuare le zone dove operare, e comunicarlo agli altri robot.
Il tutto, per nobilitare ulteriormente il progetto e renderlo ecoostenibile, è arricchito dalle celle fotovoltaiche(circa 100W) poste sopra il robot che lo alimentano naturalmente.
In questo modo viene effettuata la depurazione di grandi distese acquatiche, in tempi assolutamente ristretti, infatti dal Massachusetts Institute of Technology hanno parlato delle seguenti potenzialità: 4000 unità da 10m di diametro sono in grado di assorbire 3 milioni di barili (158 litri) di petrolio in poco più di un mese.
I costi, considerando che si stimano 5 milioni di barili riversati in mare e che il prezzo di 1kg di petrolio è di 4$, si aggira attorno all’1% del greggio perso.

Riattivati i due reattori dell’Enea

ottobre 26, 2010 di Gabriele Franzé  
Categorie: Ambiente

Riattivati i due reattori dellEneaTra dissensi e proteste la scorsa settimana sono tornati in attività i due reattori nucleari installati alla Casaccia.

Più esattamente, sono i misteriosi oggetti in questione sono il Triga Rc-1 (Training, Research, Isotopes, General Atomics-Reattore casaccia 1T) e il Tapiro (Taratura Pila Rapida a potenza 0).
Il primo, nato con una potenza di 100kW, incrementati poi ad 1 MW, consiste in una sorgente di neutroni termici, e trova utilizzo nelle seguenti applicazioni: radiografia e tomografia con neutroni; produzione di radio farmaci; irraggiamento neutronico di materiali; qualificazione di rivelatori di neutroni; supporto alla didattica dei corsi di Ingegneria Nucleare.
Il secondo invece, di potenza molto più contenuta (sono infatti solo 5 i kW), è una sorgente di neuroni veloci, le cui applicazioni sono: la validazione dei codici di calcolo di nocciolo impiegati nella progettazione dei reattori di IV Generazione; lo studio del danneggiamento dovuto a neutroni veloci; la sperimentazione per la produzione di dati nucleari; la valutazione del danno indotto da neutroni su componentistica esposta a campi neutronici; la qualificazione di catene di rivelazione innovative; supporto didattico nei corsi di Ingegneria Nucleare.

Quindi i fruitori di queste tecnologie sono prevalentemente università ed enti di ricerca del settore nucleare e medico e industrie coinvolte nella realizzazione di componenti nel settore nucleare.

Il più illustre impiego per Tapiro è stato per la risoluzione di un danneggiamento riscontrato nel Large Hadron Collider (Lhc), l’acceleratore atomico del CERN di Ginevra. Tra l’altro va precisato che in questo lungo periodo intercorso dal famoso referendum del 1987, in cui poco dopo la strage di Chernobyl era stato votato contro il nucleare, fino ad oggi i reattori hanno comunque funzionato per altri utilizzi, come nel caso dell’industria aerospaziale, automobilistica o petrolifera.

Dal punto di vista tecnologico sicuramente una bella vetrina, ma per quel che riguarda la deontologia da Enea ci si aspettava forse una condotta diversa, considerando che non è stato fatto alcun cenno ai rifiuti della tecnologia nucleare (63 kg di plutonio e 6300 kg di scorie radioattive stoccate all’interno del centro ricerche La Casaccia) e che la stessa Enea rappresenta l’ente portavoce delle energie alternative in tutto il territorio italiano.

A Belluno si vive meglio

ottobre 20, 2010 di Andrea Ficola  
Categorie: Ambiente

A Belluno si vive meglioSi aggiudica il primo posto Belluno, ulteriormente migliorata rispetto allo scorso anno in cui ricopriva il secondo gradino del podio. Non cambia invece la situazione di Catania, che si conferma in ultima posizione. Prima del Sud la città di Salerno, che ha scalato quindici posizioni rispetto al 2009 grazie al potenziamento della raccolta differenziata.

I Comuni in vetta alla classifica per minore concentrazione di Pm10 si sono rivelati Matera, Potenza, Siena, Savona e Gorizia. Situazione opposta a Milano, Napoli, Torino, Frosinone e Siracusa.
Hanno consumato meno acqua potabile per abitante le città di Agrigento, Pistoia e Caltanissetta. Sprechi maggiori invece a Milano, Lodi e Pescara.
In vetta alla classifica per una capacità di depurazione pari al cento per cento si sono posizionati Vercelli, Milano e Lecce. Fanalini di coda Catania, Benevento e Imperia. In quest’ultimo comune non è stata raggiunta nessuna capacità di depurazione.

Per la produzione di rifiuti si sono aggiudicate i posti migliori Belluno e Matera, mentre alle ultime si sono collocate Rimini e Massa.
La raccolta differenziata è ormai collaudata a Pordenone, Novara e Verbania. Stenta invece a decollare nei comuni di Palermo, Siracusa e Messina.
Nel trasporto pubblico spiccano Roma, Venezia, Trieste, Genova, Trento, Brescia, Parma, Siena e Pavia. Al contrario, i mezzi pubblici sono meno utilizzati a Torino, Bari, Catania, Palermo, Lecce, Brindisi, Latina, Sondrio e Crotone.

Ai primi posti come numero di chilometri in piste ciclabili si collocano Reggio Emilia, Lodi e Modena. Piste inesistenti a L’Aquila, Potenza e Nuoro.
In genere resta poco utilizzato il verde urbano, con situazioni parzialmente migliori a Sondrio e Lucca, cui fanno da contrappeso Caltanissetta e Trapani.
Sono Campobasso, Matera e Potenza a guadagnare le migliori posizioni in termini di consumi elettrici per abitante. Condizioni opposte a Roma, Sassari e Cagliari.
Le politiche di risparmio energetico e ricorso alle energie rinnovabili sono risultate collaudate nelle città di Bolzano, Terni e Rimini. Non sono ancora ben avviate a Brindisi, Varese e Catania.
Bastano piccoli accorgimenti ed ognuno di noi può fare qualcosa come ad esempio l’impiego di fonti rinnovabili per vivere e far vivere meglio.

Fotovoltaico autoricostituente

Fotovoltaico autoricostituente

Le piante sono in grado di fare quello che gli scienziati e gli ingegneri cercano di fare da decenni: la conversione della luce solare in energia, facendolo in modo affidabile giorno dopo giorno, anno dopo anno. Ora alcuni scienziati del MIT sono riusciti a riprodurre un aspetto fondamentale di tale processo.

Uno dei problemi per la raccolta della luce solare è che i raggi del sole possono essere distruttivi e deterioranti per molti materiali. La luce solare porta ad un degrado progressivo di molti dei sistemi sviluppati per catturarla. Ma le piante hanno adottato una strategia interessante per risolvere questo problema: abbattono costantemente le cellule che catturano la luce, per poi ricostruirle, per cui le strutture di base sono, in effetti, sempre nuove.

Tale processo è stato imitato da Michael Strano, professore associato di Ingegneria Chimica del MIT, e dal suo team di studenti laureati e ricercatori. Hanno creato un nuovo sistema di auto-assemblaggio molecolare, che può trasformare la luce solare in energia elettrica, le molecole possono essere ripetutamente scomposti e poi riassemblate in modo rapido, solo con l’aggiunta o la rimozione di una soluzione aggiuntiva. Il loro diario di lavoro è stato pubblicato il 5 settembre su Nature Chemistry.
Strano, dice che la prima idea gli venne leggendo un testo sulla biologia vegetale. “Sono rimasto davvero impressionato dal modo in cui le cellule vegetali hanno questo meccanismo di riparazione estremamente efficiente,” dice. In piena estate la foglia su un albero, anche se si potrebbe pensare ad essa come una entità statica, ricostituisce le sue proteine ogni 45 minuti circa.
Uno degli obiettivi Strano di ricerca a lungo termine è stato quello di trovare il modo di imitare i principi si trovano in natura usando i nanocomponenti. Nel caso delle molecole utilizzate per la fotosintesi nelle piante, la forma reattiva di ossigeno prodotto dalla luce solare provoca il decadimento delle proteine in un modo molto preciso. Strano come lo descrive, l’ossigeno distrugge la catena che mantiene la proteina insieme”, ma le stesse proteine sono rapidamente riassemblate per riavviare il processo.
Questa azione si svolge all’interno di tutte le piccole capsule chiamati cloroplasti che si trovano all’interno di ogni cellula vegetale , dove avviene la fotosintesi. Il cloroplasto è “una macchina incredibile”, spiega Strano. “Essi sono i motori che consumano biossido di carbonio e luce solare per produrre glucosio”.
Per imitare questo processo, Strano e il suo team, sostenuto dai finanziamenti del MIT Energy Initiative e del Dipartimento di Energia, ha prodotto molecole sintetiche chiamate fosfolipidi, che hanno la forma dei dischi; questi dischi forniscono la struttura di sostegno ad altre molecole, quelle che realmente rispondono alla luce, formando quelli che sono chiamati centri di reazione, che rilasciano elettroni quando sono colpiti dai fotoni. I dischi, che supportano quindi i centri di reazione, sono immersi in una soluzione grazie alla quale si attaccano spontaneamente a dei nanotubi (sono praticamente dei fili a tubo) costituiti da carbonio, con spessore di pochi nanometri , ancora più resistenti dell’acciaio e in grado di condurre elettricità un migliaio di volte meglio di rame. I nanotubi mantengono i dischi fosfolipidi allineati, in modo che i centri di reazione possano essere esposti al sole tutti insieme, e hanno anche la funzione di raccolta e canalizzazione del flusso di elettroni generato dalle molecole reattive.

Il sistema che il team del professor Strano ha prodotto, è composto da sette diversi composti, tra cui i nanotubi di carbonio, i fosfolipidi e le proteine che costituiscono i centri di reazione. Quando un tensioattivo (simile alle sostanze chimiche che BP ha spruzzato nel Golfo del Messico per dissolvere il petrolio)viene aggiunto al mix, i sette componenti vanno a formare una soluzione liquida. Poi, quando i ricercatori hanno rimosso il tensioattivo spingendo la soluzione attraverso una membrana filtrante, i composti si erano spontaneamente riuniti nuovamente in una forma perfetta, ma con i centri di reazione completamente rinnovati.
E chiude Strano: “Stiamo fondamentalmente imitando i trucchi che la natura ha scoperto nel corso di milioni di anni” – in particolare la reversibilità, e la possibilità di scomporre e ricomporre”.

Scheuten Solar conquista la Mozart Tower di Parigi

Scheuten Solar conquista la Mozart Tower di ParigiScheuten Solar, il 21 Settembre ha consegnato 805 moduli BIPV realizzati su misura per la Torre di Mozart, nel sud di Parigi.
La “Tour Mozart” è una vetrina mondiale per la tecnologia ambientale, ha infatti ottenuto un punteggio eccellente nel HQE (High Quality Environmental), ovvero il processo di certificazione degli edifici destinati agli uffici.
I moduli solari vetro-vetro sono integrati perfettamente nel tetto di questo prestigioso edificio, facendo da copertura per le terrazze degli uffici.
Grazie ai molti anni di esperienza sia nel settore del vetro che in quello dei moduli fotovoltaici, Scheuten Solar è stata il giusto partner per trovare la soluzione di installazione. Infatti la struttura di supporto per i moduli, progettata da SECM, e consistente in un ingegnoso sistema a ragno, ha trovato il suo completamento grazie a Scheuten, che con le proprie competenze tecniche ha progettato un modulo ad hoc per quelle condizioni.

I moduli BIPV coprono una superficie di 360 metri quadrati, raggiungendo una potenza installata di quasi 30 kWp.
Grazie all’uso dei moduli vetro-vetro della Torre Mozart (rinominata Sequana), Scheuten ha provveduto a ricreare un ambiente di lavoro radioso ed illuminato. Infatti, come espressamente richiesto dall’architetto statunitense Arquitectonica, che si è occupato della progettazione di diversi uffici di Bouygues Telecom, uno dei più grandi fornitori di servizi telefonici francesi, è stato riprodotto un contesto che si avvicinasse quanto più possibile alla visione della natura senza ostacoli strutturali, e cosa di meglio se non la trasparenza del vetro?

“Sono molto orgoglioso del fatto che abbiamo prodotto e consegnato Scheuten Solar moduli BIPV per un prestigioso progetto come la Torre di Mozart. Ciò dimostra che la nostre innovazioni introdotte per i moduli BIPV si adattano perfettamente ai requisiti vigenti in materia di qualità ed estetica “, ha dichiarato Lionel Dupré, Responsabile delle vendite di Solar Scheuten BIPV per la Francia.

Scheuten, tra i produttori internazionali, è un riferimento in rapida crescita per quel che riguarda le soluzioni in vetro ed i sistemi ad energia solare. Con sede a Venlo, Olanda, impiega uno staff di oltre 2000 e ha realizzato un fatturato di 407 milioni di euro nel 2009.

Il fotovoltaico organico (OPV)

settembre 20, 2010 di Gabriele Franzé  
Categorie: Ambiente, Fotovoltaico

Il fotovoltaico organico (OPV)La Cambridge Enterprise, il comparto vendite dell’Università di Cambridge, ed il Carbon Trust  hanno lanciato Eight19 Limited, una nuova società del settore dell’energia solare, che svilupperà e produrrà in grandi volumi celle solari plastiche con altissime caratteristiche ma soprattutto a costi molto contenuti.
Il progetto, chiamato Eight19 in quanto 8 minuti e 19 secondi è il tempo che impiega un raggio di luce per raggiungere la Terra dal Sole, sarà condotto con la collaborazione del professor Sir Richard Friend, del professor Henning Sirringhaus e del professor Neil Greenham, appartenenti al Cavendish Laboratory di Cambridge, e della compagnia di sviluppo tecnologico TTP.
Grazie ai miglioramenti nell’efficienza e nel ciclo di vita, sono stati fatti importantissimi passi avanti nel fotovoltaico organico, che può contare su un prezzo fortemente inferiore di quelli di 1° e 2° generazione, facendo largo alla tesi sempre più accreditata della possibilità di creare nuovi mercati del settore.
L’obiettivo dell’ Eight19, di creare un prodotto a prezzi ridotti, è stato risolto dalla TTP, che ha permesso la produzione celle solari a base di semiconduttori plastici (anche conosciuto come il fotovoltaico organico, o OPV ); è stato infatti sviluppata una tecnica per la fabbricazione su larga scala di dispositivi elettronici plastici su materiali flessibili, utilizzando processi roll-to-roll.
Il mercato delle celle solari organiche ha le potenzialità per raggiungere un volume d’affari di 500 milioni di dollari entro il 2015, e di crescere di quattro volte, fino a 2 miliardi entro il 2020 (fonte: Nanomarkets, 2009) se opportunamente guidato da applicazioni come il fotovoltaico integrato negli edifici, e potrebbe salvare fino a 900 milioni di tonnellate di CO 2 entro il 2050 – circa 1,5 volte il valore annuale delle emissioni attuali del Regno Unito.
Il team di Eight19 sta perseguendo una strategia di elevato design di produzione, che farà naturalmente leva sulle caratteristiche uniche del fotovoltaico organico, combinando così tali specifiche caratteristiche alle prestazioni ed ai costi del prodotto.
Inoltre, a differenza dei classici moduli a film sottile, il fotovoltaico organico non ha necessità di una base di supporto, ma soprattutto le lavorazioni avvengono tutte a basse temperature, riducendo moltissimo i costi ed aumentando nello stesso tempo la produttività, come tipicamente avviene per i processi con materiali plastici.
A fianco a questo si aggiungono ulteriori vantaggi, dai macchinari di produzione (molto meno costosi) fino alla maggior semplicità e comodità d’installazione.

Dr. Robert Trezona, responsabile della Research & Development al Carbon Trust ha detto: “Il lancio di Eight19 e il dispiegamento di basso costo celle solari organiche potrebbe contribuire a rivoluzionare la produzione di energia solare mediante l’apertura di nuovi mercati. La riduzione dei costi attraverso lo sviluppo di tecnologie avanzate e design innovativo sono fondamentali per portare avanti la produzione di massa e rendere più accessibile l’energia solare. ”
“Questo investimento è perfettamente in linea con la nostra strategia di esplorare quei nuovi segmenti di mercato che promettono raccordo con il nostro impegno verso lo sviluppo sostenibile. “, spiega Pascal Juery, executive VP del gruppo Rhodia.
Il professor Sir Richard Friend, co-fondatore di Eight19 ha commentato: “Questo rappresenta una grande opportunità di trasferire dall’università le nuove tecnologie delle scienze fondamentali. Non a caso le celle solari a base di semiconduttori organici lavorano in modo completamente diverso da quelle realizzate con il silicio e sono indubbiamente più vicine, in linea di principio operativo, alla fotosintesi nelle piante verdi. “

La nuova era della pulizia dei moduli fotovoltaici

La nuova era della pulizia dei moduli fotovoltaici

Al 240-esimo Congresso nazionale della American Chemical Society (ACS), tenutosi a Boston dal 22 al 26 Agosto, è stato presentato lo studio di un nuovo prodotto che renderà i moduli fotovoltaici autopulenti, aumentandone così l’efficienza e riducendone i costi di manutenzione.

Immaginate di spolverare la scrivania del vostro ufficio o di pulire le vostre finestre, e se non lo trovate divertente immaginate di farlo su una superficie di 10 campi di calcio , ovvero l’estensione di un impianto di circa 8 MW.
Lo studio è in fase di sviluppo per il settore del fotovoltaico, ed è condotto dalla Boston University in collaborazione con la Nasa, in quanto la sua originaria applicazione è stata proprio nel campo aerospaziale, per l’esattezza nelle missioni sul pianeta Marte; infatti quest’ultimo risulta un ambiente altamente polveroso e molto asciutto.

Il grande incremento del fotovoltaico, ma soprattutto la rilevanza del fenomeno della polvere sulle rese degli impianti, ha portato il responsabile del progetto, il malese K. Mazumder, a intravedere le basi applicative della tecnologia spaziale in quest’ambito; infatti, dalle misure dell’incidenza degli accumuli di sporcizia sui moduli, si è notato un decremento fino al 40% per ogni settimo di grammo depositato su un metro quadrato, che equivale a circa 1g/kWp. Considerando poi che ad esempio in Arizona, o in Medio Oriente le quantità che si depositano sono oltre il quadruplo di quelle citate, si può comprendere il peso del problema.

Ma come è il funzionamento di questa rivoluzionaria tecnologia?
Si tratta di collocare sul vetro del modulo fotovoltaico un foglio di materiale elettricamente sensibile, ovviamente che non alteri la radiazione solare, e di montare dei sensori in grado di rilevare il livello della polvere. Non appena non appena si raggiunge un livello critico il foglio viene elettrizzato. La carica elettrica invia un onda che percorre tutto il modulo, sollevando e trascinando lo strato di polvere fino al l’esterno dei bordi della cornice. In due minuti viene rimosso il 90% della polvere sedimentata.
Questo metodo è così l’unico che permette di pulire le superfici dei moduli senza intervento meccanico né utilizzo di acqua.

Fotovoltaico meno caro del nucleare.

Fotovoltaico meno caro del nucleare. Proprio così, l’obiettivo che da tanti anni i pionieri del fotovoltaico ambiscono a raggiungere è arrivato, per lo meno è arrivato in Nord Carolina dove lo studio dell Duke University, parla di “sorpasso storico“.

Il nucleare è più costoso del fotovoltaico questo è quello che asserisce il Prof. Jhon Blackburn, tramite la sua pubblicazione “Solar and Nuclear Costs: the Historic Crossover” (Solare e Nucleare: lo storico sorpasso).

Lo stampo della pubblicazione è prettamente economico infatti non viene valutato semplicemente il costo dell’energia prodotta con l’una o l’altra tecnologia, bensì l’impatto economico che ha lo sviluppo nucleare rispetto a quello solare. Secondo Blackburn non ci sono dubbi, le centrali nucleari sono un fenomeno che interessa solo i paesi dove c’è il monopolio dell’energia poiché per la comunità il Fotovoltaico è solo un beneficio, vediamo come.

Sia il  Nucleare che il Fotovoltaico devono essere alimentati a mezzo di finanziamenti pubblici; nel primo caso questo denaro è impiegato per lo sviluppo della tecnologia e la realizzazione di centrali, attività che sono entrambe appannaggio dei grandi (in Italia ENEL). Nel secondo caso la moneta sarà impiegata  sempre per le stesse attività ma tutti avranno la possibilità di cimentarsi in questo business, questo comporta lo sviluppo di un vero e proprio mercato che produce ricchezza per tutti. Detta realtà, che anche se frenata ogni giorno diventa più consistente anche in Italia, dove si è sviluppata e continua ad accrescersi con una rapidità che non ha eguali in nessun settore.

Ad avvalorare ulteriormente questa tesi c’è il discorso tecnologico, il fotovoltaico infatti essendo una tecnologia giovane ha grandi margini di miglioramento con investimenti relativamente bassi a differenza del Nucleare che invece per fare qualche passo avanti ha bisogno di grandi investimenti anche a causa della “maturità” di questa tecnologia.

Insomma il concetto base non è demonizzare l’energia nucleare ma i finanziamenti nei confronti di questa tecnologia perchè non solo dal punto di vista ecologico, ma anche dal punto di vista economico, penalizzano la comunità.

Energia globale: la Cina supera gli Stati Uniti

luglio 22, 2010 di Gabriele Franzé  
Categorie: Ambiente

Energia globale: la Cina supera gli Stati Uniti

Secondo i calcoli della IEA (International Energy Agency), basati su dati preliminari, mostrano che la Cina, per quanto riguarda il consumo delle fonti energetiche, che vanno dal petrolio al carbone, dall’energia eolica a quella solare, ha raggiunto un consumo che è stato pari a 2.265 miliardi di tonnellate di petrolio, rispetto ai 2.169 miliardi di tonnellate usate nello stesso anno dagli Stati Uniti.

L’Organizzazione, con sede a Parigi, sostiene che la scalata della Cina fino a raggiungere il vertice della classifica è stata più veloce del previsto, tanto più che non ha risentito dell’odierna crisi finanziaria globale, che sicuramente ha maggiormente arrestato il ritmo degli Stati Uniti.
Secondo le statistiche, il consumo energetico della Cina è più che raddoppiato in meno di un decennio, da 1.107 miliardi di tonnellate nel 2000, per effetto della fiorente popolazione e della sua rapida crescita economica, che ha determinato una crescita dell’11,9 per cento nel primo trimestre di quest’anno.
Il rapporto ha dichiarato, “per coloro che hanno seguito da vicino l’andamento dei consumi di energia, questo non è una sorpresa. Che cosa è più importante è la fenomenale crescita della domanda che ha avuto luogo in Cina nel corso dell’ultimo decennio, così come le prospettive di crescita per il futuro, che danno ancora segnali fortissimi”.
Tuttavia, pro capite, gli Stati Uniti consumano cinque volte quello della Cina, che secondo le statistiche, è ancora solo circa il triplo della media OCSE.

Inoltre, afferma la relazione, la domanda di energia della Cina potrebbe essere ancora maggiore se il governo non avesse fatto enormi progressi circa la riduzione dell’intensità nella richiesta energetica.
E ‘anche diventata molto rapidamente uno dei leader mondiali nel settore dell’energia rinnovabile, in particolare circa l’energia eolica e solare, e ha aperto la strada a una grande espansione del nucleare”.

Il governo Cinese ha, tra le altre cose, ridotto la dipendenza dalle importazioni di petrolio e di gas per l’energia, investendo pesantemente in dighe idroelettriche, turbine eoliche e centrali nucleari. Il governo è parte del percorso di cinque anni il cui piano è di ridurre la densità energetica del paese, ovvero la quantità di energia utilizzata per ogni unità di produzione economica, riducendola del 20% sulla base dei valori del 2005. Attualmente sono il 16% gli imprenditori che hanno chiuso l’attività, come nel caso di centrali elettriche obsolete, acciaierie e impianti di produzione, avendoli poi sostituiti con servizi più efficienti, volti ovviamente al rinnovabile.

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