Referendum: no al nucleare
maggio 12, 2010 da Gabriele Franzé
Categorie: Ambiente
Solo 2 settimane fa veniva siglato l’accordo tra il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ed il primo ministro Russo Vladimir Putin, circa il rapporto d’intesa tra i due ministeri per la ricerca scientifica, finalizzati allo studio dello sviluppo della fusione nucleare.
Per convincere la maggioranza degli italiani, che rimane ancora contraria al nucleare, è in progetto una campagna pubblicitaria di convincimento, ma una tale iniziativa ha immediatamente avuto un effetto boomerang: è stata infatti interpretata come una rieducazione forzata.
Il dato certo è che nessun comune, o provincia d’Italia sarà propenso a veder sorgere nel proprio territorio una centrale nucleare. I motivi sono numerosissimi, a cominciare dalla domanda principe che impera nell’argomento nucleare, immotivatamente annoverato tra le fonti rinnovabili: che fine faranno le scorie di rifiuto?
La domanda è anche legittima, considerando che l’Italia ha pagato finora 12 miliardi di euro per la gestione delle scorie radioattive dalla chiusura delle centrali ad oggi, questo perché mai è stato individuato il deposito unico nazionale.
Attualmente vi sono, in giro per l’Italia, 90.000 mc di scorie, suddivisi in rifiuti di seconda e terza categoria; i primi (provenienti da scarti di lavorazione) saranno considerati rifiuti pericolosi per i prossimi 300 anni, i secondi (combustibile irraggiato, scorie di riprocessamento) rimarranno pericolosi per i prossimi 250.000 anni.
A tutto ciò si aggiungono le solite problematiche circa la sicurezza: le centrali francesi, fiore all’occhiello dei sistemi di sicurezza, vantano circa 100 incidenti all’anno, senza contare quello che è stato denunciato come un grandissimo raggiro del limite di soglia minima a cui è riferita la parola “sicurezza”: da un inchiesta condotta da Report sull’inganno del nucleare, in cui emerge che detto limite è dato dal livello di rischio accettabile, ovvero sono previste delle contaminazioni, delle malattie, dei tumori, ma purché nella norma. Rimane da capire quale norma preveda il contagio umani volontario.
Proprio per la scelta di tornare al nucleare, il 1° Maggio è iniziata la raccolta firme per il referendum antinucleare, che si oppone alla riapertura delle centrali.
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