La nuova era della pulizia dei moduli fotovoltaici
settembre 7, 2010 di Gabriele Franzé
Categorie: Ambiente, Efficienza Energetica, Fotovoltaico
Al 240-esimo Congresso nazionale della American Chemical Society (ACS), tenutosi a Boston dal 22 al 26 Agosto, è stato presentato lo studio di un nuovo prodotto che renderà i moduli fotovoltaici autopulenti, aumentandone così l’efficienza e riducendone i costi di manutenzione.
Immaginate di spolverare la scrivania del vostro ufficio o di pulire le vostre finestre, e se non lo trovate divertente immaginate di farlo su una superficie di 10 campi di calcio , ovvero l’estensione di un impianto di circa 8 MW.
Lo studio è in fase di sviluppo per il settore del fotovoltaico, ed è condotto dalla Boston University in collaborazione con la Nasa, in quanto la sua originaria applicazione è stata proprio nel campo aerospaziale, per l’esattezza nelle missioni sul pianeta Marte; infatti quest’ultimo risulta un ambiente altamente polveroso e molto asciutto.
Il grande incremento del fotovoltaico, ma soprattutto la rilevanza del fenomeno della polvere sulle rese degli impianti, ha portato il responsabile del progetto, il malese K. Mazumder, a intravedere le basi applicative della tecnologia spaziale in quest’ambito; infatti, dalle misure dell’incidenza degli accumuli di sporcizia sui moduli, si è notato un decremento fino al 40% per ogni settimo di grammo depositato su un metro quadrato, che equivale a circa 1g/kWp. Considerando poi che ad esempio in Arizona, o in Medio Oriente le quantità che si depositano sono oltre il quadruplo di quelle citate, si può comprendere il peso del problema.
Ma come è il funzionamento di questa rivoluzionaria tecnologia?
Si tratta di collocare sul vetro del modulo fotovoltaico un foglio di materiale elettricamente sensibile, ovviamente che non alteri la radiazione solare, e di montare dei sensori in grado di rilevare il livello della polvere. Non appena non appena si raggiunge un livello critico il foglio viene elettrizzato. La carica elettrica invia un onda che percorre tutto il modulo, sollevando e trascinando lo strato di polvere fino al l’esterno dei bordi della cornice. In due minuti viene rimosso il 90% della polvere sedimentata.
Questo metodo è così l’unico che permette di pulire le superfici dei moduli senza intervento meccanico né utilizzo di acqua.
Fotovoltaico meno caro del nucleare.
luglio 29, 2010 di Massimiliano Magnanelli
Categorie: Ambiente, Fotovoltaico
Proprio così, l’obiettivo che da tanti anni i pionieri del fotovoltaico ambiscono a raggiungere è arrivato, per lo meno è arrivato in Nord Carolina dove lo studio dell Duke University, parla di “sorpasso storico“.
Il nucleare è più costoso del fotovoltaico questo è quello che asserisce il Prof. Jhon Blackburn, tramite la sua pubblicazione “Solar and Nuclear Costs: the Historic Crossover” (Solare e Nucleare: lo storico sorpasso).
Lo stampo della pubblicazione è prettamente economico infatti non viene valutato semplicemente il costo dell’energia prodotta con l’una o l’altra tecnologia, bensì l’impatto economico che ha lo sviluppo nucleare rispetto a quello solare. Secondo Blackburn non ci sono dubbi, le centrali nucleari sono un fenomeno che interessa solo i paesi dove c’è il monopolio dell’energia poiché per la comunità il Fotovoltaico è solo un beneficio, vediamo come.
Sia il Nucleare che il Fotovoltaico devono essere alimentati a mezzo di finanziamenti pubblici; nel primo caso questo denaro è impiegato per lo sviluppo della tecnologia e la realizzazione di centrali, attività che sono entrambe appannaggio dei grandi (in Italia ENEL). Nel secondo caso la moneta sarà impiegata sempre per le stesse attività ma tutti avranno la possibilità di cimentarsi in questo business, questo comporta lo sviluppo di un vero e proprio mercato che produce ricchezza per tutti. Detta realtà, che anche se frenata ogni giorno diventa più consistente anche in Italia, dove si è sviluppata e continua ad accrescersi con una rapidità che non ha eguali in nessun settore.
Ad avvalorare ulteriormente questa tesi c’è il discorso tecnologico, il fotovoltaico infatti essendo una tecnologia giovane ha grandi margini di miglioramento con investimenti relativamente bassi a differenza del Nucleare che invece per fare qualche passo avanti ha bisogno di grandi investimenti anche a causa della “maturità” di questa tecnologia.
Insomma il concetto base non è demonizzare l’energia nucleare ma i finanziamenti nei confronti di questa tecnologia perchè non solo dal punto di vista ecologico, ma anche dal punto di vista economico, penalizzano la comunità.
Energia globale: la Cina supera gli Stati Uniti
luglio 22, 2010 di Gabriele Franzé
Categorie: Ambiente
Secondo i calcoli della IEA (International Energy Agency), basati su dati preliminari, mostrano che la Cina, per quanto riguarda il consumo delle fonti energetiche, che vanno dal petrolio al carbone, dall’energia eolica a quella solare, ha raggiunto un consumo che è stato pari a 2.265 miliardi di tonnellate di petrolio, rispetto ai 2.169 miliardi di tonnellate usate nello stesso anno dagli Stati Uniti.
L’Organizzazione, con sede a Parigi, sostiene che la scalata della Cina fino a raggiungere il vertice della classifica è stata più veloce del previsto, tanto più che non ha risentito dell’odierna crisi finanziaria globale, che sicuramente ha maggiormente arrestato il ritmo degli Stati Uniti.
Secondo le statistiche, il consumo energetico della Cina è più che raddoppiato in meno di un decennio, da 1.107 miliardi di tonnellate nel 2000, per effetto della fiorente popolazione e della sua rapida crescita economica, che ha determinato una crescita dell’11,9 per cento nel primo trimestre di quest’anno.
Il rapporto ha dichiarato, “per coloro che hanno seguito da vicino l’andamento dei consumi di energia, questo non è una sorpresa. Che cosa è più importante è la fenomenale crescita della domanda che ha avuto luogo in Cina nel corso dell’ultimo decennio, così come le prospettive di crescita per il futuro, che danno ancora segnali fortissimi”.
Tuttavia, pro capite, gli Stati Uniti consumano cinque volte quello della Cina, che secondo le statistiche, è ancora solo circa il triplo della media OCSE.
Inoltre, afferma la relazione, la domanda di energia della Cina potrebbe essere ancora maggiore se il governo non avesse fatto enormi progressi circa la riduzione dell’intensità nella richiesta energetica.
E ‘anche diventata molto rapidamente uno dei leader mondiali nel settore dell’energia rinnovabile, in particolare circa l’energia eolica e solare, e ha aperto la strada a una grande espansione del nucleare”.
Il governo Cinese ha, tra le altre cose, ridotto la dipendenza dalle importazioni di petrolio e di gas per l’energia, investendo pesantemente in dighe idroelettriche, turbine eoliche e centrali nucleari. Il governo è parte del percorso di cinque anni il cui piano è di ridurre la densità energetica del paese, ovvero la quantità di energia utilizzata per ogni unità di produzione economica, riducendola del 20% sulla base dei valori del 2005. Attualmente sono il 16% gli imprenditori che hanno chiuso l’attività, come nel caso di centrali elettriche obsolete, acciaierie e impianti di produzione, avendoli poi sostituiti con servizi più efficienti, volti ovviamente al rinnovabile.
PV Cycle: 86 i membri aderenti
giugno 28, 2010 di Gabriele Franzé
Categorie: Ambiente
Logica Energetica torna a parlare di PV Cycle: l’associazione internazionale per lo smaltimento dei moduli fa passi da gigante, e dopo la realizzazione delle filiere di smaltimento entrerà a breve nel vivo dei suoi obiettivi.
Come dettagliatamente descritto nel precedente articolo (Riciclare i moduli fotovoltaici ) le attività svolte fino ad ora all’interno di PV Cycle sono state per lo più rivolte alla parte gestionale, organizzativa e di strutturazione tecnologica, in quella che si può definire come la fase di preparazione, perché si è basata sui primi “cicli” di smaltimento.
Ma per PV Cycle è stato solo l’avviamento, in quanto ancora non ha potuto esprimere tutte le proprie potenzialità, dato che i ritmi sono lontani da quello che sarà il regime di smaltimento; sarà nell’arco dei prossimi 5 anni, infatti,che i primi impianti concluderanno il loro ciclo di vita, e che le macchine saranno continuativamente in servizio.
Tornando invece sulla’aspetto organizzativo è stata raggiunta indubbiamente una importante solidità, legata anche alla sensibilità dimostrata dai produttori di moduli e dai maggiori System Integrator, che hanno dato il loro supporto alla nobile causa: costituita nel 2007 da 8 membri fondatori, PV Cycle ha visto aderire 13 nuovi membri nel corso dello stesso anno, 8 membri nel 2008, 20 membri nel 2009 e 45 membri fino a giugno del 2010, per arrivare così ad 86 componenti, citando tra gli ultimi Evergreen Solar, Brandoni, Solsonica. (consulta l’elenco di tutti i membri).
Grazie a questa risposta sembra prendere forma la mission di PV Cycle, che vede la responsabilizzazione dei produttori come il primo passo verso gli obiettivi posti, poter tracciare la mappa dei moduli in disuso, danneggiati o giunti al termine della loro vita, così da poterne organizzare l’intervento di smaltimento in ogni minimo dettaglio.
Installatori autorizzati per il fotovoltaico
maggio 21, 2010 di Andrea Ficola
Categorie: Ambiente, Fotovoltaico, Geotermico, Solare Termico
L’enorme richiesta di fonti rinnovabili ha causato la nascita e la diffusione di soggetti che si identificano come installatori di impianti a partire dal settore fotovoltaico, termico, eolico e geotermico. Questa invasione del settore rinnovabile è causa, oltre che di impreparazione, anche di scetticismo da parte dell’utente che si trova installato un impianto non funzionante, a causa di errori di installazione ma soprattutto di una mancata progettazione. Gli errori più grossolani vengono fatte per esposizioni errate, impianti esposti a nord, cavi e dimensionamenti non idonei, è giunto il momento di tutelare il cliente e gli installatori seri.
Lo sviluppo e il mutuo riconoscimento in sede europea dei sistemi per la certificazione o la qualificazione delle competenze degli installatori di impianti alimentati da fonti rinnovabili sono stati al centro del workshop “La certificazione delle competenze nel settore delle energie rinnovabili”, tenutosi il 14 maggio scorso a Roma presso la sede dell’ENEA.
Il progetto è stato concepito per il recepimento della Direttiva Europea sulla promozione dell’uso delle fonti energetiche rinnovabili (Direttiva 2009/28/CE) che impone agli Stati membri di dotarsi, entro il 31 dicembre 2012, di schemi di certificazione o qualificazione equivalente delle competenze per gli installatori di piccoli impianti ad energia rinnovabile che siano riconosciuti in tutti i Paesi dell’Unione.
L’Allegato IV alla Direttiva esplicita i criteri in base ai quali definire i sistemi di certificazione o di qualificazione: la procedura deve essere trasparente e chiaramente definita; gli installatori devono ricevere la certificazione nel quadro di un programma di formazione o da parte di un fornitore di formazione riconosciuti dallo Stato membro; la formazione per il rilascio della certificazione deve comprendere una parte teorica e una parte pratica e deve concludersi con il superamento di un esame.
L’ENEA, nel suo ruolo di Agenzia, intende aggiornare le competenze e supportare le attività dei produttori, degli installatori e della Pubblica Amministrazione negli aspetti tecnici, legali, istituzionali e finanziari legati al settore delle energie rinnovabili.
Con la speranza che venga fatta al più presto chiarezza, anche per tutelare un settore che oltre a far lavorare tante persone, ci rende orgogliosi di quello che facciamo.
EVA – progetto Eco Villaggio Autocostruito
maggio 17, 2010 di Gabriele Franzé
Categorie: Ambiente, Efficienza Energetica
Pescomaggiore sorge a circa dieci km da L’Aquila e, come il capoluogo di provincia abruzzese, nell’Aprile dello scorso anno è stato colpito dal terremoto, che ha distrutto gran parte delle abitazioni esistenti, nonché quelli che erano i resti medievali appartenenti al patrimonio culturale del paese.
Il progetto EVA (Eco Villaggio Autocostruito), aveva già preso vita da oltre un anno, con l’idea di stimolare l’interesse del turismo, di riqualificare e valorizzare tutta la zona, ma dopo quell’ormai tristemente famoso 6 Aprile c’è stata ancora più convinzione ed entusiasmo nell’attivare tale progetto, attuando una linea di emergenza per consentire agli abitanti di riavere una casa e di poter rimanere nella loro terra natale.
Si è così dato il via ad una progettazione di elevata bioarchitettura, che ha portato alla realizzazione di un piccolo villaggio, auto costruito e soprattutto autofinanziato, composto da case a due e tre locali, in assoluta economia,ad impatto ambientale ridottissimo e soprattutto nel rispetto della normativa edilizia ed antisismica.
Le strutture delle costruzioni sono realizzate interamente in legno, con l’utilizzo di paglia compressa per le tamponature; inoltre la caratteristica modulare delle singole case ha reso il processo realizzativo semplice e veloce. Altro particolare virtuoso è che i materiali costruttivi sono tutti a km zero: legno proveniente dai boschi limitrofi e paglia proveniente dai campi di cereali della zona.
A rendere il villaggio completamente ecosostenibile è l’utilizzo della stufa a legna per il riscaldamento degli ambienti e dell’acqua, ed ovviamente impianti fotovoltaici per la produzione di energia elettrica.
Inoltre vi saranno dei sistemi tecnologici per la lavorazione dei rifiuti organici e per il loro riutilizzo come fertilizzante, e degli impianti di canalizzazione dell’acqua piovana per l’irrigazione dei campi.
Per rendere partecipi i futuri abitanti poi, si è deciso il loro coinvolgimento attivo nelle proposte progettuali e nelle opere realizzative
Tutto ciò ha fatto sì che il costo finale delle case fosse di 500€/mq. Un meritatissimo traguardo per tanto impegno e rispetto dell’ambiente.
Referendum: no al nucleare
maggio 12, 2010 di Gabriele Franzé
Categorie: Ambiente
Solo 2 settimane fa veniva siglato l’accordo tra il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ed il primo ministro Russo Vladimir Putin, circa il rapporto d’intesa tra i due ministeri per la ricerca scientifica, finalizzati allo studio dello sviluppo della fusione nucleare.
Per convincere la maggioranza degli italiani, che rimane ancora contraria al nucleare, è in progetto una campagna pubblicitaria di convincimento, ma una tale iniziativa ha immediatamente avuto un effetto boomerang: è stata infatti interpretata come una rieducazione forzata.
Il dato certo è che nessun comune, o provincia d’Italia sarà propenso a veder sorgere nel proprio territorio una centrale nucleare. I motivi sono numerosissimi, a cominciare dalla domanda principe che impera nell’argomento nucleare, immotivatamente annoverato tra le fonti rinnovabili: che fine faranno le scorie di rifiuto?
La domanda è anche legittima, considerando che l’Italia ha pagato finora 12 miliardi di euro per la gestione delle scorie radioattive dalla chiusura delle centrali ad oggi, questo perché mai è stato individuato il deposito unico nazionale.
Attualmente vi sono, in giro per l’Italia, 90.000 mc di scorie, suddivisi in rifiuti di seconda e terza categoria; i primi (provenienti da scarti di lavorazione) saranno considerati rifiuti pericolosi per i prossimi 300 anni, i secondi (combustibile irraggiato, scorie di riprocessamento) rimarranno pericolosi per i prossimi 250.000 anni.
A tutto ciò si aggiungono le solite problematiche circa la sicurezza: le centrali francesi, fiore all’occhiello dei sistemi di sicurezza, vantano circa 100 incidenti all’anno, senza contare quello che è stato denunciato come un grandissimo raggiro del limite di soglia minima a cui è riferita la parola “sicurezza”: da un inchiesta condotta da Report sull’inganno del nucleare, in cui emerge che detto limite è dato dal livello di rischio accettabile, ovvero sono previste delle contaminazioni, delle malattie, dei tumori, ma purché nella norma. Rimane da capire quale norma preveda il contagio umani volontario.
Proprio per la scelta di tornare al nucleare, il 1° Maggio è iniziata la raccolta firme per il referendum antinucleare, che si oppone alla riapertura delle centrali.
Quello che Logica Energetica si propone è di sensibilizzare i suoi lettori su questo tematica, in modo che ognuno, a modo suo, abbia sempre a cuore il rispetto per l’ambiente.
Autorizzazione paesaggistica: semplificazioni per interventi di lieve entità
maggio 4, 2010 di Gabriele Franzé
Categorie: Ambiente
E’ ormai al vaglio da circa 20 giorni il “Regolamento recante procedimento semplificato di autorizzazione paesaggistica per gli interventi di lieve entità”, che permetterà di abbreviare la procedura per l’autorizzazione paesaggistica finalizzata a detta tipologia di interventi.
La volontà di revisionare il regolamento nasce dalla necessità di accordare una indispensabile tutela del paesaggio al bisogno di dar spazio allo sviluppo territoriale, nonché di trovare un punto d’incontro tra regioni, enti locali e Stato.
Il nuovo Regolamento è stato redatto ai sensi dell’articolo 146, comma 9, del Decreto Legislativo del 22 Gennaio 2004, n.42 (Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio), secondo il quale, se il Soprintendente non ha prescritto parere entro i termini indicati, l’amministrazione competente può indire una Conferenza dei Servizi, che deve pronunciarsi entro 15 giorni, a meno di interventi di lievi entità, che ricadono in una procedura snellita.
Tale procedura prevede che la documentazione da presentare, per sottoporre a valutazione la richiesta di autorizzazione all’intervento, sia costituita da una relazione tecnica redatta da un professionista, che attesti la conformità dell’intervento alla disciplina urbanistica, edilizia e del paesaggio. Cosa fondamentale è l’abbreviamento dei tempi, infatti l’iter si riduce da 105 a 60 giorni (30 giorni per la verifica dell’ente locale, 25 giorni per il parere del Soprintendente, e gli ultimi 5 giorni per la delibera del provvedimento definitivo).
Tra gli interventi che si possono catalogare come quelli di lieve entità ne elenchiamo alcuni:
- interventi di demolizione senza ricostruzione
- interventi sui prospetti degli edifici esistenti, quali: aperture di porte e finestre o modifica delle aperture esistenti per dimensione e posizione
- interventi sulle finiture esterne, con rifacimento di intonaci, tinteggiature o rivestimenti esterni, modificativi di quelli preesistenti
- realizzazione di tettoie, porticati, gazebo e manufatti consimili aperti su più lati, aventi
una superficie non superiore a 10 mq
- pannelli solari, termici e fotovoltaici fino ad una superficie di 25 mq
In tutto i punti presenti sono 42, di cui prendere accuratamente nota per poter, come già detto, semplificare la procedura autorizzativa proprio in virtù del nuovo regolamento.
SunPower Corp.: primo polo di produzione USA in California
aprile 26, 2010 di Gabriele Franzé
Categorie: Ambiente, Fotovoltaico
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SunPower Corp., produttore statunitense, leader a livello mondiale, di moduli fotovoltaici solari per uso residenziale e commerciale, ha annunciato che il suo primo impianto di produzione sul suolo americano avrà sede vicino a San Francisco, nell’area di Milpitas.
Il governatore della California Arnold Schwarzenegger ha celebrato ufficialmente l’annuncio giovedì 22 con i funzionari del sito Milpitas e di SunPower, che opererà in partnership con Flextronics, una società con sede a Singapore che produce apparecchiature di alta tecnologia.
Mr. Schwarzenegger, dopo aver lodato l’espansione di SunPower, che prevede di creare circa 100 nuovi posti di lavoro quest’anno, ha rimproverato le compagnie petrolifere che, a suo dire stanno cercando di minare l’operato dello stato della California, che dopo anni di impegni e la creazione di numerosissimi posti di lavoro è divenuta lo stato solare per eccellenza.
“Sono avidi e si limitano a pensare ai profitti”, ha detto in un discorso insolitamente drastico. “Vogliono che si ritorni all’età della pietra.”
Negli ultimi anni il governatore ha partecipato a tutte le celebrazioni delle nuove iniziative statali rivolte al solare, sostenendo che la sua visione di giusto ruolo del governo per lo sviluppo del paese è quello di rendere più semplice, per le aziende, la possibilità di fare business.
“Dobbiamo essere un partner nella crescita piuttosto che un ostacolo al successo,” ha dichiarato, sottolineando che “SunPower è uno dei principali produttori al mondo di moduli e tecnologia solare”.
SunPower, con l’aiuto di un finanziamento proveniente dal “U. S. Department of Energy Solar Energy Technologies Program”, prevede di produrre nel nuovo sito produttivo, circa 75 megawatt di moduli all’anno. Inoltre, hanno aggiunto i funzionari SunPower, una volta avviato il motore altre aziende statunitensi entreranno a far parte della catena di approvvigionamento.
Tom Werner, Amministratore Delegato di SunPower, ha dichiarato: “Siamo entusiasti di riportare la produzione manifatturiera in California.” Indicando Mr. Schwarzenegger, ho aggiunto, “stiamo investendo qui gran parte del nostro impegno, proprio grazie a questo signore e il suo staff”.
Abu Dhabi: l’Eco City
aprile 21, 2010 di Gabriele Franzé
Categorie: Ambiente
Quando si parla di Medio Oriente, Asia, immaginiamo terreno aspro, cocente sole e dune di sabbia, ed Abu Dhabi, parte degli Emirati Arabi Uniti, rispecchia appieno tali caratteristiche. Ma la sua area è attualmente in fase di sviluppo per divenire, nei prossimi 5 a 10 anni, la prima città al mondo priva di carbonio. Questa città sarà un esempio verde, perché non sarà costruito utilizzando le tecnologie inquinanti né i combustibili fossili.
Il più grande paradosso è che questa città è situata in un paese che è uno dei principali produttori di combustibile fossile. Ciononostante i suoi architetti e designer sostengono che la città sarà alimentato da varie forme di energia rinnovabile, tra cui energia solare ed eolica.
Il nemico più grande sarà il caldo torrido del deserto, ma questa volta gli architetti useranno questa variabile a loro favore, rendendo il sole loro alleato, non un avversario. Sono previste infatti molte nuove tecnologie solari in città. Un esempio ne sono i dispositivi a concentrazione, che permetteranno di focalizzare convogliando la luce solare, con un sistema di specchi, in una torre centrale. Questa torre invierebbe quindi un flusso di luce, di 1 metro di spessore, in vari generatori, per la produzione di energia.
La città, battezzata come Masdar City, sarà dominata da un grande led, che sarà apposto sul tetto di una turbina eolica. Se il led sulla torre di Masdar mostra la luce blu, allora significa che i sistemi di energia alternativa stanno producendo l’energia necessaria all’assorbimento della città. Se la spia del led rossa, significa che le fonti di energia rinnovabile non sono in grado di generare energia sufficiente per la richiesta del momento.
Nella città Masdar le auto non saranno ammesse. Pertanto gli abitanti non soffriranno l’inquinamento da da biossido di carbonio. La città sarà priva di grandi e ingombranti strutture, come i grattacieli. Se si vuole andare da un luogo all’altro si potrà andare a piedi o usare il sistema di trasporto sotterraneo: la metropolitana. Gli unici veicoli saranno automatizzati, senza la guida dell’uomo, e viaggeranno su percorsi magnetici, con destinazione a scelta del passeggero. Gli ideatori di questo paradiso verde renderanno possibile l’utilizzo di alcune delle tecnologie ispirate direttamente ai concetti di base lunare: dissipazione del calore, sfruttamento delle ombre, ventilazione e generazione di aria pulita.
Masdar non è un sogno lontano. I lavori sono già in fase di avanzamento. Il costo per la costruzione di questa città sarà compreso tra $ 15 e $ 30 miliardi di dollari, ed il progetto sarà completamente finanziato dal sovrano di Abu Dhabi, lo sceicco Khalifa bin Zayed Al Nahyan.







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