Fotovoltaico, Clini: pannelli solari sui tetti e nelle industrie non sui campi agricoli
febbraio 6, 2012 di paolo
Categorie: Ambiente, Fotovoltaico
Il ministro dell’ambiente Corrado Clini in una intervista recente ha promesso di incentivare l’agricoltura ed eliminare il fotovoltaico dai terreni destinati alle colture. Dunque la strada per favorire da una parte l’agricoltura e dall’altra l’accesso e la diffusione alle fonti rinnovabili di energia, sembra essere questa.
Infatti, da quest’anno in poi sarà possibile installare su coperture industriali con una superfice pari o superiore ai 4000 mq, impianti fotovoltaici (Fotovoltaico Industriale), in modo da diminuire il fenomeno dello sfruttamento dei terreni agricoli. In merito abbiamo pubblicato un precedente articolo.
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Il fotovoltaico spalmabile. Una vernice sostituirà nel futuro i pannelli solari
febbraio 3, 2012 di paolo
Categorie: Ambiente, Fotovoltaico
Uno dei grandi problemi legati alla tecnologia del fotovoltaico è senza dubbio l’integrazione architettonica dei pannelli.
Anche se diverse leggi finanziarie hanno cercato di favorire l’utilizzo del fotovoltaico e i produttori sono alla ricerca di una soluzione per integrare i moduli con soluzioni e integrazioni architettoniche d’avanguardia, ancora non si è giunti alla definitiva soluzione del problema. Una probabile soluzione arriva però dagli Stati Uniti. Leggi tutto
Il raccolto Agrovoltaico in Italia
febbraio 2, 2012 di paolo
Categorie: Ambiente, Fotovoltaico
Negli ultimi quaranta anni il suolo Italiano ha perso qualcosa come cinque milioni di ettari di terreno coltivabile, una superfice pari alla regione Lombardia.
Questa sottrazione di terreno è avvenuta in parte per l’espansione urbanistica delle città, ma la seconda causa, in rapida crescita, è stata l’aumento della produzione di energie rinnovabili. Infatti i prezzi dei terreni coltivabili nel nostro paese sono cresciuti facendoli diventare tra i più alti in Europa.
Fotovoltaico industriale e agricolo in Italia
febbraio 1, 2012 di paolo
Categorie: Ambiente, Fotovoltaico
In Italia, stando al nuovo rapporto sulle nuove energie, gli investitori, sempre più frequentemente affittano in comodato d’uso i tetti su cui andranno ad installare impianti fotovoltaici.
I tetti in questione sono di capannoni agricoli e di aziende con una superfice superiore ai 4000mq.Questa pratica poco nota ma diffusa, consente di guadagnare prendendo in comodato d’uso coperture di capannoni su cui installare impianti fotovoltaici, incassando gli incentivi statali. Leggi tutto
Decreto Milleproroghe: sparisce la norma che aboliva gli shopper di plastica
Nel decreto ‘Milleproroghe’ pubblicato nella Gazzetta ufficiale del 29 dicembre 2011, n.302 è sparita la norma che introduceva l’obbligo di usare le buste usate per fare le spese biodegradabili, ovvero eco-shopper, e di abbandonare le buste di plastica tradizionali usate fino ad ora. E subito è scoppiata la polemica tra Fare Ambiente e Legambiente.
Fare Ambiente si schiera con quanto fatto dal governo, e il suo presidente Vincenzo Pepe spiega questa posizione affermando che appoggia la decisione del governo di togliere dal decreto Milleproroghe la norma che imponeva l’obbligo di utilizzare solo gli shopper cosiddetti ecologici, perché sono tutto tranne che questo. Inoltre attacca frontalmente Legambiente dicendo di essere stupito che una grande associazione ambientalista come Lega Ambiente sia a favore dell’uso di prodotti che usano il mais come materia prima togliendo risorse immense alla coltivazione per l’alimentazione umana e animale. Leggi tutto
Accordo Climatico di Cancun
dicembre 13, 2010 di Gabriele Franzé
Categorie: Ambiente
Sabato 11 Dicembre a Cancun è stato raggiunto un accordo di compromesso, frutto di due settimane di negoziazione, concretizzando così il vertice climatico.
Grazie agli ultimi due giorni di full-immersion i principali stati membri sono giunti al compromesso, che è stato accolto da tutti come l’unica possibile chiave risolutiva, ma soprattutto come il chiaro segnale di svolta rispetto al precedente summit di Copenaghen, riconosciuto globalmente come fallimentare.
La XVI Conferenza dell’Onu sul Clima ha messo d’accordo le grandi potenze (Ue,Usa, Cina, India e Giappone), ma c’è stata una voce fuori dal coro, la Bolivia, che ha etichettato come poco incisivo e non sufficiente a contrastare il cambiamento climatico, al punto da manifestare la volontà di ricorrere al Tribunale Internazionale dell’Aja per revisionare l’intesa.
I principali punti accordati, volti ad arrestare i cambiamenti climatici, sono i seguenti:
- fissare il limite a 2 gradi Celsius sopra la soglia dei valori pre-industriali, per contrastare il riscaldamento globale e l’effetto serra, riducendo le emissioni di CO2;
- avviare lo sviluppo di nuove tecniche e tecnologie per le nazioni in via di sviluppo, così da permettere anche ad esse di diminuire la produzione di anidride carbonica;
- incrementare il valore di riduzione delle emissioni di CO2 rispetto ai livelli del 1990 (portandoli dal -11÷16% entro il 2012 al -25÷40% entro il 2020 questo punto dell’accordo fa però parte del Protocollo di Kyoto, al quale gli USA non hanno mai dato il loro consenso);
- sostenere ed aumentare gli sforzi volti a contenere l’avanzamento della deforestazione e rispettare i diritti umani delle popolazioni indigene dei territori dove la deforestazione viene eseguita.
Le nazioni in via di sviluppo, oltre che il supporto tramite la ricerca, riceveranno un aiuto economico, e da qui nasce il nuovo organismo internazionale, Green Climate Fund, che gestirà i fondi destinati dalle nazioni più ricche agli stati con minore solidità finanziaria. Nei primi tre anni sarà la Banca Mondiale ad amministrare i fondi, mentre a capo dell’organismo vi sarà a capo di tale organismo un direttorio composto da 24 stati, scelti in maniera equa tra i membri “ricchi” ed i membri in via di sviluppo.
I fondi proverranno da Ue, Giappone e Usa , che si sono impegnati a donare 30 miliardi di dollari per gli interventi urgenti effettuati nel lustro 2008-2012, ed altri 100 miliardi all’anno a partire dal 2020.
Il prossimo grande appuntamento Onu è fissato per la fine del 2011, in Sud-Africa, saremo pronti a fare un nuovo bilancio delle promesse fatte e di quelle mantenute.
Seaswarm: robot depuratore alimentato dal fotovoltaico
novembre 9, 2010 di Gabriele Franzé
Categorie: Ambiente, Fotovoltaico
Quello della Deepwater Horizon di British Petrolium è solamente il più eclatante degli eventi tra i disastri ambientali, ma quello degli incidenti sulle piattaforme petrolifere è all’ordine del giorno, soprattutto se si considera quanto sono estreme le condizioni nelle estrazioni: pozzi a centinaia di metri di profondità, in mare aperto, spesso vicino ai ghiacciai, in condizioni termiche al limite del congelamento; tutto questo ha fatto sì che la tecnologia si sia spinta a livelli elevatissimi, ma anche i rischi viaggiano di conseguenza sul filo del rasoio.
Proprio per questo motivo si registrano continue perdite di petrolio in mare, sia da piattaforme che da navi petroliere. Allora al MIT hanno deciso di affrontare e risolvere il problema del petrolio riversato in mare, con un progetto che è stato curato dall’italiano Carlo Ratti.
La soluzione si chiama Seaswarm, che tradotto significa sciame marino.
Consiste in un robot che funziona come una piattaforma galleggiante, ed è dotato nella sua parte inferiore, quindi sullo scafo, di un rullo di speciale materiale assorbente, costituito da nano particelle che assorbono direttamente il petrolio greggio, bruciandolo sul posto o accumulandolo in una sacca di contenimento, in cui rimarrà sigillato fino al termine del suo operato.
Dal punto di vista chimico questa è stata una trovata geniale, in quanto è difficilissimo separare una sostanza oleosa in soluzione acquosa, ed ad occuparsi di questo aspetto è stato un altro nostro connazionale, Francesco Stellaci.
L’altra grande trovata di questo robot acquatico, da cui deriva poi il suffisso “sciame”, è che ognuno di essi è dotato di un sistema GPS che gli permette di autolocalizzare la loro posizione, e comunicarla agli altri elementi dello sciame, in quanto comunicano tra loro con tramite Wi-Fi. In questa maniera lo sciame può autonomamente individuare le zone dove operare, e comunicarlo agli altri robot.
Il tutto, per nobilitare ulteriormente il progetto e renderlo ecoostenibile, è arricchito dalle celle fotovoltaiche(circa 100W) poste sopra il robot che lo alimentano naturalmente.
In questo modo viene effettuata la depurazione di grandi distese acquatiche, in tempi assolutamente ristretti, infatti dal Massachusetts Institute of Technology hanno parlato delle seguenti potenzialità: 4000 unità da 10m di diametro sono in grado di assorbire 3 milioni di barili (158 litri) di petrolio in poco più di un mese.
I costi, considerando che si stimano 5 milioni di barili riversati in mare e che il prezzo di 1kg di petrolio è di 4$, si aggira attorno all’1% del greggio perso.
Riattivati i due reattori dell’Enea
ottobre 26, 2010 di Gabriele Franzé
Categorie: Ambiente
Tra dissensi e proteste la scorsa settimana sono tornati in attività i due reattori nucleari installati alla Casaccia.
Più esattamente, sono i misteriosi oggetti in questione sono il Triga Rc-1 (Training, Research, Isotopes, General Atomics-Reattore casaccia 1T) e il Tapiro (Taratura Pila Rapida a potenza 0).
Il primo, nato con una potenza di 100kW, incrementati poi ad 1 MW, consiste in una sorgente di neutroni termici, e trova utilizzo nelle seguenti applicazioni: radiografia e tomografia con neutroni; produzione di radio farmaci; irraggiamento neutronico di materiali; qualificazione di rivelatori di neutroni; supporto alla didattica dei corsi di Ingegneria Nucleare.
Il secondo invece, di potenza molto più contenuta (sono infatti solo 5 i kW), è una sorgente di neuroni veloci, le cui applicazioni sono: la validazione dei codici di calcolo di nocciolo impiegati nella progettazione dei reattori di IV Generazione; lo studio del danneggiamento dovuto a neutroni veloci; la sperimentazione per la produzione di dati nucleari; la valutazione del danno indotto da neutroni su componentistica esposta a campi neutronici; la qualificazione di catene di rivelazione innovative; supporto didattico nei corsi di Ingegneria Nucleare.
Quindi i fruitori di queste tecnologie sono prevalentemente università ed enti di ricerca del settore nucleare e medico e industrie coinvolte nella realizzazione di componenti nel settore nucleare.
Il più illustre impiego per Tapiro è stato per la risoluzione di un danneggiamento riscontrato nel Large Hadron Collider (Lhc), l’acceleratore atomico del CERN di Ginevra. Tra l’altro va precisato che in questo lungo periodo intercorso dal famoso referendum del 1987, in cui poco dopo la strage di Chernobyl era stato votato contro il nucleare, fino ad oggi i reattori hanno comunque funzionato per altri utilizzi, come nel caso dell’industria aerospaziale, automobilistica o petrolifera.
Dal punto di vista tecnologico sicuramente una bella vetrina, ma per quel che riguarda la deontologia da Enea ci si aspettava forse una condotta diversa, considerando che non è stato fatto alcun cenno ai rifiuti della tecnologia nucleare (63 kg di plutonio e 6300 kg di scorie radioattive stoccate all’interno del centro ricerche La Casaccia) e che la stessa Enea rappresenta l’ente portavoce delle energie alternative in tutto il territorio italiano.
A Belluno si vive meglio
ottobre 20, 2010 di Andrea Ficola
Categorie: Ambiente
Si aggiudica il primo posto Belluno, ulteriormente migliorata rispetto allo scorso anno in cui ricopriva il secondo gradino del podio. Non cambia invece la situazione di Catania, che si conferma in ultima posizione. Prima del Sud la città di Salerno, che ha scalato quindici posizioni rispetto al 2009 grazie al potenziamento della raccolta differenziata.
I Comuni in vetta alla classifica per minore concentrazione di Pm10 si sono rivelati Matera, Potenza, Siena, Savona e Gorizia. Situazione opposta a Milano, Napoli, Torino, Frosinone e Siracusa.
Hanno consumato meno acqua potabile per abitante le città di Agrigento, Pistoia e Caltanissetta. Sprechi maggiori invece a Milano, Lodi e Pescara.
In vetta alla classifica per una capacità di depurazione pari al cento per cento si sono posizionati Vercelli, Milano e Lecce. Fanalini di coda Catania, Benevento e Imperia. In quest’ultimo comune non è stata raggiunta nessuna capacità di depurazione.
Per la produzione di rifiuti si sono aggiudicate i posti migliori Belluno e Matera, mentre alle ultime si sono collocate Rimini e Massa.
La raccolta differenziata è ormai collaudata a Pordenone, Novara e Verbania. Stenta invece a decollare nei comuni di Palermo, Siracusa e Messina.
Nel trasporto pubblico spiccano Roma, Venezia, Trieste, Genova, Trento, Brescia, Parma, Siena e Pavia. Al contrario, i mezzi pubblici sono meno utilizzati a Torino, Bari, Catania, Palermo, Lecce, Brindisi, Latina, Sondrio e Crotone.
Ai primi posti come numero di chilometri in piste ciclabili si collocano Reggio Emilia, Lodi e Modena. Piste inesistenti a L’Aquila, Potenza e Nuoro.
In genere resta poco utilizzato il verde urbano, con situazioni parzialmente migliori a Sondrio e Lucca, cui fanno da contrappeso Caltanissetta e Trapani.
Sono Campobasso, Matera e Potenza a guadagnare le migliori posizioni in termini di consumi elettrici per abitante. Condizioni opposte a Roma, Sassari e Cagliari.
Le politiche di risparmio energetico e ricorso alle energie rinnovabili sono risultate collaudate nelle città di Bolzano, Terni e Rimini. Non sono ancora ben avviate a Brindisi, Varese e Catania.
Bastano piccoli accorgimenti ed ognuno di noi può fare qualcosa come ad esempio l’impiego di fonti rinnovabili per vivere e far vivere meglio.
Fotovoltaico autoricostituente
settembre 28, 2010 di Gabriele Franzé
Categorie: Ambiente, Efficienza Energetica, Fotovoltaico
Le piante sono in grado di fare quello che gli scienziati e gli ingegneri cercano di fare da decenni: la conversione della luce solare in energia, facendolo in modo affidabile giorno dopo giorno, anno dopo anno. Ora alcuni scienziati del MIT sono riusciti a riprodurre un aspetto fondamentale di tale processo.
Uno dei problemi per la raccolta della luce solare è che i raggi del sole possono essere distruttivi e deterioranti per molti materiali. La luce solare porta ad un degrado progressivo di molti dei sistemi sviluppati per catturarla. Ma le piante hanno adottato una strategia interessante per risolvere questo problema: abbattono costantemente le cellule che catturano la luce, per poi ricostruirle, per cui le strutture di base sono, in effetti, sempre nuove.
Tale processo è stato imitato da Michael Strano, professore associato di Ingegneria Chimica del MIT, e dal suo team di studenti laureati e ricercatori. Hanno creato un nuovo sistema di auto-assemblaggio molecolare, che può trasformare la luce solare in energia elettrica, le molecole possono essere ripetutamente scomposti e poi riassemblate in modo rapido, solo con l’aggiunta o la rimozione di una soluzione aggiuntiva. Il loro diario di lavoro è stato pubblicato il 5 settembre su Nature Chemistry.
Strano, dice che la prima idea gli venne leggendo un testo sulla biologia vegetale. “Sono rimasto davvero impressionato dal modo in cui le cellule vegetali hanno questo meccanismo di riparazione estremamente efficiente,” dice. In piena estate la foglia su un albero, anche se si potrebbe pensare ad essa come una entità statica, ricostituisce le sue proteine ogni 45 minuti circa.
Uno degli obiettivi Strano di ricerca a lungo termine è stato quello di trovare il modo di imitare i principi si trovano in natura usando i nanocomponenti. Nel caso delle molecole utilizzate per la fotosintesi nelle piante, la forma reattiva di ossigeno prodotto dalla luce solare provoca il decadimento delle proteine in un modo molto preciso. Strano come lo descrive, l’ossigeno distrugge la catena che mantiene la proteina insieme”, ma le stesse proteine sono rapidamente riassemblate per riavviare il processo.
Questa azione si svolge all’interno di tutte le piccole capsule chiamati cloroplasti che si trovano all’interno di ogni cellula vegetale , dove avviene la fotosintesi. Il cloroplasto è “una macchina incredibile”, spiega Strano. “Essi sono i motori che consumano biossido di carbonio e luce solare per produrre glucosio”.
Per imitare questo processo, Strano e il suo team, sostenuto dai finanziamenti del MIT Energy Initiative e del Dipartimento di Energia, ha prodotto molecole sintetiche chiamate fosfolipidi, che hanno la forma dei dischi; questi dischi forniscono la struttura di sostegno ad altre molecole, quelle che realmente rispondono alla luce, formando quelli che sono chiamati centri di reazione, che rilasciano elettroni quando sono colpiti dai fotoni. I dischi, che supportano quindi i centri di reazione, sono immersi in una soluzione grazie alla quale si attaccano spontaneamente a dei nanotubi (sono praticamente dei fili a tubo) costituiti da carbonio, con spessore di pochi nanometri , ancora più resistenti dell’acciaio e in grado di condurre elettricità un migliaio di volte meglio di rame. I nanotubi mantengono i dischi fosfolipidi allineati, in modo che i centri di reazione possano essere esposti al sole tutti insieme, e hanno anche la funzione di raccolta e canalizzazione del flusso di elettroni generato dalle molecole reattive.
Il sistema che il team del professor Strano ha prodotto, è composto da sette diversi composti, tra cui i nanotubi di carbonio, i fosfolipidi e le proteine che costituiscono i centri di reazione. Quando un tensioattivo (simile alle sostanze chimiche che BP ha spruzzato nel Golfo del Messico per dissolvere il petrolio)viene aggiunto al mix, i sette componenti vanno a formare una soluzione liquida. Poi, quando i ricercatori hanno rimosso il tensioattivo spingendo la soluzione attraverso una membrana filtrante, i composti si erano spontaneamente riuniti nuovamente in una forma perfetta, ma con i centri di reazione completamente rinnovati.
E chiude Strano: “Stiamo fondamentalmente imitando i trucchi che la natura ha scoperto nel corso di milioni di anni” – in particolare la reversibilità, e la possibilità di scomporre e ricomporre”.








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