Solar Energy Mapping: la mappa degli edifici idonei all’installazione del fotovoltaico
dicembre 16, 2010 di Gabriele Franzé
Categorie: Fotovoltaico
The GeoInformation Group ha presentato il suo ultimo prodotto: Solar Energy Mapping, un software per analizzare la potenziale fattibilità di un impianto fotovoltaico sul tetto degli edifici.
Utilizzando dettagliate informazioni tridimensionali e sofisticate tecniche di mappatura, gli edifici possono essere identificati e classificati in funzione della quantità di sole ricevuta, determinando quanto la sue caratteristiche siano adeguate all’installazione dei moduli fotovoltaici.
La procedura del Solar Energy Mapping considera numerose proprietà del tetto:
- altezza – posizione – dimensione – ubicazione – ostacoli presenti (alberi o costruzioni vicine) –
Alun Jones, amministratore delegato della The GeoInformation Group, ha dichiarato “Dato che il sole fornisce sia un ben energetico che una risorsa commerciabile, il Regno Unito si sta guadagnando la vocazione di nazione virtuosa, riducendo l’utilizzo di carbone e istituendo fondi attraverso i quali creare le cosiddette feed-in tarrifs, ovvero delle tariffe di riacquisto che il gestore riconosce ai privati per l’energia elettrica prodotta e ceduta in rete. Il nostro interesse a favorire una maggiore diffusione di questa fonte di energia alternativa ci ha fornito l’impulso per sviluppare un prodotto semplice e intuitivo, che metta in evidenza tutte le proprietà più adatte per l’installazione di energia solare.”
Il database per la mappatura misura la radiazione solare (diretta ed indiretta) espressa in kW/mq al giorno, e si può scegliere la durata dell’arco temporale (fino ad un anno). I singoli edifici sono rappresentati tramite GIS (Sistema Informativo Geografico) e ripartiti secondo diverse colorazioni in funzione della qualità dei siti.
L’unico limite, al momento, è il database, che circoscrive il campo di utilizzo al solo Regno Unito.
Accordo Climatico di Cancun
dicembre 13, 2010 di Gabriele Franzé
Categorie: Ambiente
Sabato 11 Dicembre a Cancun è stato raggiunto un accordo di compromesso, frutto di due settimane di negoziazione, concretizzando così il vertice climatico.
Grazie agli ultimi due giorni di full-immersion i principali stati membri sono giunti al compromesso, che è stato accolto da tutti come l’unica possibile chiave risolutiva, ma soprattutto come il chiaro segnale di svolta rispetto al precedente summit di Copenaghen, riconosciuto globalmente come fallimentare.
La XVI Conferenza dell’Onu sul Clima ha messo d’accordo le grandi potenze (Ue,Usa, Cina, India e Giappone), ma c’è stata una voce fuori dal coro, la Bolivia, che ha etichettato come poco incisivo e non sufficiente a contrastare il cambiamento climatico, al punto da manifestare la volontà di ricorrere al Tribunale Internazionale dell’Aja per revisionare l’intesa.
I principali punti accordati, volti ad arrestare i cambiamenti climatici, sono i seguenti:
- fissare il limite a 2 gradi Celsius sopra la soglia dei valori pre-industriali, per contrastare il riscaldamento globale e l’effetto serra, riducendo le emissioni di CO2;
- avviare lo sviluppo di nuove tecniche e tecnologie per le nazioni in via di sviluppo, così da permettere anche ad esse di diminuire la produzione di anidride carbonica;
- incrementare il valore di riduzione delle emissioni di CO2 rispetto ai livelli del 1990 (portandoli dal -11÷16% entro il 2012 al -25÷40% entro il 2020 questo punto dell’accordo fa però parte del Protocollo di Kyoto, al quale gli USA non hanno mai dato il loro consenso);
- sostenere ed aumentare gli sforzi volti a contenere l’avanzamento della deforestazione e rispettare i diritti umani delle popolazioni indigene dei territori dove la deforestazione viene eseguita.
Le nazioni in via di sviluppo, oltre che il supporto tramite la ricerca, riceveranno un aiuto economico, e da qui nasce il nuovo organismo internazionale, Green Climate Fund, che gestirà i fondi destinati dalle nazioni più ricche agli stati con minore solidità finanziaria. Nei primi tre anni sarà la Banca Mondiale ad amministrare i fondi, mentre a capo dell’organismo vi sarà a capo di tale organismo un direttorio composto da 24 stati, scelti in maniera equa tra i membri “ricchi” ed i membri in via di sviluppo.
I fondi proverranno da Ue, Giappone e Usa , che si sono impegnati a donare 30 miliardi di dollari per gli interventi urgenti effettuati nel lustro 2008-2012, ed altri 100 miliardi all’anno a partire dal 2020.
Il prossimo grande appuntamento Onu è fissato per la fine del 2011, in Sud-Africa, saremo pronti a fare un nuovo bilancio delle promesse fatte e di quelle mantenute.
Incentivi fotovoltaico: è arrivata la procedura on-line
dicembre 3, 2010 di Gabriele Franzé
Categorie: Fotovoltaico, Incentivi Fotovoltaico
Dal 1° Dicembre 2010 è stata attivata, sul sito del GSE (Gestore Servizi Energetici), la nuova procedura on-line per accedere agli incentivi dedicati al fotovoltaico.
Questo nuova iniziativa, rinominata “Prendi il sole con un click”, nasce in primis dall’esigenza di semplificare la gestione degli impianti che accedono agli incentivi, decine ogni giorno, e soprattutto di fornire un servizio telematico ai moltissimi operatori del settore.
Fondamentalmente l’iter rimane pressoché invariato rispetto al vecchio, si è passati però al regime di informatizzazione totale, che non vedrà più la spedizione di alcun documento cartaceo, ma solo l’upload di file.
Infatti le tempistiche saranno sempre le stesse, ovvero:
- la conferma delle operazioni deve essere effettuata entro 60 giorni dalla data di entrata in esercizio dell’impianto;
- il Soggetto Responsabile è tenuto ad inviare l’ulteriore documentazione entro 90 giorni dal
ricevimento della richiesta del GSE.
Quella che risulta essere la più grande novità è invece l’esistenza di una maschera che permetterà l’avanzamento sequenziale delle operazioni e dei file da caricare, con una rilevante semplificazione e velocizzazione delle fasi.
Nella “Guida alla richiesta degli incentivi e all’utilizzo dell’applicazione web per il fotovoltaico secondo la nuova procedura telematica” vengono elencati e spiegati molto accuratamente i 6 punti principali secondo cui si sviluppa la richiesta di incentivazione per i nuovi impianti:
1. registrazione e la sottoscrizione dell’applicazione Web per la richiesta di
incentivazione.
2. gestione degli indirizzi di Posta Elettronica Certificata (PEC);
3. inserimento della richiesta per un nuovo impianto;
4. gestione delle richieste di integrazione;
5. contestazione dei provvedimenti del GSE;
6. comunicazioni dal GSE.
Un importante nota è rappresentata dalla possibilità di usufruire di una PEC (Posta Elettronica Certificata), che consente di ricevere le comunicazioni ufficiali da parte del GSE al SR (Soggetto Responsabile) via mail.
Si può comunque scegliere l’opzione posta ordinaria, e mantenere la vecchia modalità di comunicazione via raccomandata con ricevuta A/R.
Fotovoltaico su tetto: 25 MW a Nola
novembre 30, 2010 di Gabriele Franzé
Categorie: Fotovoltaico
E’ ormai stata avviata la realizzazione dell’impianto su tetto tra i più grandi del mondo: 25 MW sul distretto CIS-Interporto Campano, con un accordo che vede come protagonista Enel Green Power.
Il progetto è stato approvato all’inizio del 2010, ma solo ora stanno per iniziare i lavori di un cantiere dai grandissimi numeri: 600.000 i mq della superficie ricoperta da moduli fotovoltaici (circa 100 campi da calcio) che saranno forniti dall’americana United Solar, 80 i milioni di euro dell’investimento.
Anche la stessa progettazione è stata spinta ad alti livelli, infatti la superficie ricca di lucernai e una limitata capacità di carico hanno reato la necessità di uno studio molto dettagliato per trovare la soluzione strutturale adeguata.
Per un impianto di tale potenza ovviamente l’impianto sarà sezionato, sia dal punto di vista elettrico che per quanto riguarda l’allaccio, infatti una parte sarà collegata alla rete entro la fine dell’anno, la rimanente invece nella primavera dell’anno 2011.
La centrale sarà di fatto distribuita sul tetto di copertura del centro logistico Interporto Campano e del Centro Ingrosso Sviluppo Campania, che sorge nelle vicinanze del Vesuvio, nella città di Nola. I due nuclei logistici costituiscono uno dei più importanti punti strategici per lo snodo commerciale dell’Italia centro-meridionale.
Il primo mette a disposizione una superficie di 500.000 mq, a cui si aggiungono i 550.000 mq del secondo. Sarà così coperta la quota parte del 90% dei consumi complessivi, permettendo una produzione di 33 milioni di chilowattora all’anno, ed evitando l’immissione in atmosfera di oltre 21 mila tonnellate di CO2.
Il nuovo substrato per il film sottile
novembre 25, 2010 di Gabriele Franzé
Categorie: Fotovoltaico
La sezione Packaging Materials di Dupont annuncia l’arrivo di DuPont ‘Kapton’, un substrato progettato per le applicazioni fotovoltaiche a-Si (silicio amorfo) e in CIGS (Copper Indium Gallium Diselenide, il film sottile composto da Rame, Indio, Gallio e Selenio).
L’idea viene dal fatto che nel processo produttivo del silicio amorfo e del film sottile vengono raggiunte temperature di lavorazione elevatissime per il deposito dei substrati, e le proprietà meccaniche e la stabilità molecolare sono portate in condizione critica, ma è proprio questa la fase fondamentale per ottenere i valori massimi di efficienza e rendimento.
Allora Dupont ha pensato brillantemente di utilizzare le poliimmidi; queste appartengono al gruppo dei polimeri, ed è caratterizzato da un’elevata resistenza agli agenti chimici ed al calore, al punto che spesso, in alcuni casi vengono utilizzate in sostituzione del vetro o dell’acciaio.
Il DuPont ‘Kapton’, essendo caratterizzato da un basso coefficiente di dilatazione termica, un’elevata temperatura di transizione vetrosa, e un ridotto valore di contrazione, aiuta a ridurre al minimo lo stress sulla superficie di interfaccia con gli altri materiali sia in fase di produzione che in fase di utilizzo. Infatti la stabilità termica del film consente anche temperature di lavorazione superiori a 400 ° C.
Tra le altre qualità del Kapton PV film, ci sono anche bassi valori di assorbimento ed alte capacità di rilascio dell’umidità, oltre ad eccellenti proprietà elettriche tra cui una maggiore resistenza alla tensione.
La produzione è stata già avviata, ed il prodotto è disponibile dallo scorso Ottobre.
Pensilina fotovoltaica: l’autorizzazione va con la DIA
novembre 22, 2010 di Gabriele Franzé
Categorie: Fotovoltaico, Legislazione
Nuovo articolo di Logica Energetica dedicato al capitolo delle autorizzazioni: questa volta condividiamo con i nostri lettori un caso affrontato a Roma, in via dell’Oceano Atlantico, per la realizzazione di una pensilina fotovoltaica.
Il fabbricato è di competenza del Municipio XII, che copre quasi tutta la zona dell’EUR (Esposizione Universale Roma), e l’intervento è stato la realizzazione di una pensilina sul lastrico solare di un terrazzo.
In realtà le pensiline erano due, speculari rispetto al torrino presente sul terrazzo, ognuna di altezza da 2,8 a 3,1mt, e di estensione pari a circa 40mq, su cui installare 3,6 kWp, per un totale di 7,2 kWp.
Nonostante l’esistenza della Legge Regionale 28 Dicembre 2007 (art. 19 comma 4) che legifera sulla possibilità di realizzare impianti senza necessità della DIA (Denuncia di Inizio Attività), l’ufficio tecnico ci ha richiesto tale autorizzazione per via della costruzione della pensilina. Inoltre si trattava di DIA onerosa, che consiste nella pratica autorizzativa conosciuta anche come Super DIA, che può essere utilizzata per creare o ampliare volumetrie / superficie lorda di pavimento. E’ detta onerosa perché si paga in percentuale al costo per la costruzione dell’intervento. Ovviamente l’autorizzazione in questione doveva essere completa di relazione tecnica, e completa di calcolo strutturale.
Procedura autorizzativa per un impianto fotovoltaico in BT
novembre 17, 2010 di Gabriele Franzé
Categorie: Fotovoltaico, Legislazione
La procedura autorizzativa per gli impianti fotovoltaici in Bassa Tensione talvolta risulta essere una pratica complessa, ma che con un semplice iter metodico possiamo semplificare notevolmente la questione.
Il primo passo da effettuare è classificare il tipo di intervento da effettuare; infatti per le realizzazioni che non prevedono lavorazioni particolari, ma che si limitano all’installazione dell’impianto e alle relative opere edili – elettriche, l’intervento è classificabile senza dubbio come manutenzione ordinaria, ed in tale caso richiamiamo il seguente articolo del DPR 380/01, T.U dell’edilizia:
«Art. 6. (L) – (Attività edilizia libera). – 1. Fatte salve le prescrizioni degli strumenti urbanistici comunali, e comunque nel rispetto delle altre normative di settore aventi incidenza sulla disciplina dell’attività edilizia e, in particolare, delle norme antisismiche, di sicurezza, antincendio, igienicosanitarie, di quelle relative all’efficienza energetica nonché delle disposizioni contenute nel codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, i seguenti interventi sono eseguiti senza alcun titolo abilitativo:
a) gli interventi di manutenzione ordinaria;
Tra i punti elencati nel precedente articolo, il più delicato è la valutazione delle disposizioni circa i beni paesistici. In generale le carte che regolamentano i vincoli paesistici sono il PTPR, il PRG, e la Carta per la Qualità (i link sono riferiti alla Regione Lazio, ed al Comune di Roma)
Quest’ultimo segnala le infrastrutture di qualità che possono essere oggetto di intervento solo sotto parere dell’ente preposto.
Per quanto riguarda il PTPR le tavole sono 4 (dalla A alla D), e la definizione deve essere pari a quella riportata nelle immagini.
Una volta verificato che la zona non è sottoposta a vincoli il procedimento viene ripetuto per il PRG. Nel caso tutte le verifiche confermino l’assenza di vincoli, si può allora procedere con la semplice Comunicazione di Inizio Lavori, ed iniziare anche lo stesso giorno l’installazione.
Seaswarm: robot depuratore alimentato dal fotovoltaico
novembre 9, 2010 di Gabriele Franzé
Categorie: Ambiente, Fotovoltaico
Quello della Deepwater Horizon di British Petrolium è solamente il più eclatante degli eventi tra i disastri ambientali, ma quello degli incidenti sulle piattaforme petrolifere è all’ordine del giorno, soprattutto se si considera quanto sono estreme le condizioni nelle estrazioni: pozzi a centinaia di metri di profondità, in mare aperto, spesso vicino ai ghiacciai, in condizioni termiche al limite del congelamento; tutto questo ha fatto sì che la tecnologia si sia spinta a livelli elevatissimi, ma anche i rischi viaggiano di conseguenza sul filo del rasoio.
Proprio per questo motivo si registrano continue perdite di petrolio in mare, sia da piattaforme che da navi petroliere. Allora al MIT hanno deciso di affrontare e risolvere il problema del petrolio riversato in mare, con un progetto che è stato curato dall’italiano Carlo Ratti.
La soluzione si chiama Seaswarm, che tradotto significa sciame marino.
Consiste in un robot che funziona come una piattaforma galleggiante, ed è dotato nella sua parte inferiore, quindi sullo scafo, di un rullo di speciale materiale assorbente, costituito da nano particelle che assorbono direttamente il petrolio greggio, bruciandolo sul posto o accumulandolo in una sacca di contenimento, in cui rimarrà sigillato fino al termine del suo operato.
Dal punto di vista chimico questa è stata una trovata geniale, in quanto è difficilissimo separare una sostanza oleosa in soluzione acquosa, ed ad occuparsi di questo aspetto è stato un altro nostro connazionale, Francesco Stellaci.
L’altra grande trovata di questo robot acquatico, da cui deriva poi il suffisso “sciame”, è che ognuno di essi è dotato di un sistema GPS che gli permette di autolocalizzare la loro posizione, e comunicarla agli altri elementi dello sciame, in quanto comunicano tra loro con tramite Wi-Fi. In questa maniera lo sciame può autonomamente individuare le zone dove operare, e comunicarlo agli altri robot.
Il tutto, per nobilitare ulteriormente il progetto e renderlo ecoostenibile, è arricchito dalle celle fotovoltaiche(circa 100W) poste sopra il robot che lo alimentano naturalmente.
In questo modo viene effettuata la depurazione di grandi distese acquatiche, in tempi assolutamente ristretti, infatti dal Massachusetts Institute of Technology hanno parlato delle seguenti potenzialità: 4000 unità da 10m di diametro sono in grado di assorbire 3 milioni di barili (158 litri) di petrolio in poco più di un mese.
I costi, considerando che si stimano 5 milioni di barili riversati in mare e che il prezzo di 1kg di petrolio è di 4$, si aggira attorno all’1% del greggio perso.
Conduttore adesivo per il fotovoltaico
novembre 4, 2010 di Gabriele Franzé
Categorie: Fotovoltaico
L’obiettivo era fornire un processo di saldatura che fosse l’alternativa valida a quello classico, eseguito ad alte temperature. Henkel ha fornito la risposta.
Henkel, leader mondiale nel settore degli adesivi, sigillanti e trattamenti superficiali sia per uso domestico, professionale e industriale, nata a Dusseldorf nel 1923, ha oggi sviluppato Hysol Eccobond CA3556HF , un adesivo costituito da argento, quindi elettricamente conduttivo, ideato per offrire una soluzione a bassa temperatura. Ovviamente è stato progettato per essere prodotto all’interno di filiere ad alte prestazioni, in modo da iniziare nel breve la produzione in grandi numeri. Nonostante ciò il requisito che ha caratterizzato le scelte progettuali è stato quello di una elevatissima qualità e resistenza superficiale, dato che la sua più probabile applicazione sarà quella del fotovoltaico, in cui anche cali minimi di efficienza, soprattutto per un componente importante come il conduttore, comportano perdite considerevoli.
Sicuramente la saldatura ha ricoperto un ruolo indiscutibile nel campo delle connessioni elettriche, portando però con se una serie di problematiche quali la necessità di lavorazioni ad alta temperatura, connessioni sottili e fragili, substrati spesso danneggiati dalla ricottura, danni che spesso coinvolgono non solo i materiali di supporto per la saldatura ma anche gli stessi reticoli o matrici per lo stampaggio.
Con Hysol Eccobond CA3556HF invece si è raggiunto un livello di flessibilità che ha potuto indirizzare il prodotto sia al modulo cristallino che a film sottile, ricreando quel collegamento tra le connessioni ricoperte di Argento o SnPbAg (Stagno Piombo Argento) e le celle in silicio.
Riattivati i due reattori dell’Enea
ottobre 26, 2010 di Gabriele Franzé
Categorie: Ambiente
Tra dissensi e proteste la scorsa settimana sono tornati in attività i due reattori nucleari installati alla Casaccia.
Più esattamente, sono i misteriosi oggetti in questione sono il Triga Rc-1 (Training, Research, Isotopes, General Atomics-Reattore casaccia 1T) e il Tapiro (Taratura Pila Rapida a potenza 0).
Il primo, nato con una potenza di 100kW, incrementati poi ad 1 MW, consiste in una sorgente di neutroni termici, e trova utilizzo nelle seguenti applicazioni: radiografia e tomografia con neutroni; produzione di radio farmaci; irraggiamento neutronico di materiali; qualificazione di rivelatori di neutroni; supporto alla didattica dei corsi di Ingegneria Nucleare.
Il secondo invece, di potenza molto più contenuta (sono infatti solo 5 i kW), è una sorgente di neuroni veloci, le cui applicazioni sono: la validazione dei codici di calcolo di nocciolo impiegati nella progettazione dei reattori di IV Generazione; lo studio del danneggiamento dovuto a neutroni veloci; la sperimentazione per la produzione di dati nucleari; la valutazione del danno indotto da neutroni su componentistica esposta a campi neutronici; la qualificazione di catene di rivelazione innovative; supporto didattico nei corsi di Ingegneria Nucleare.
Quindi i fruitori di queste tecnologie sono prevalentemente università ed enti di ricerca del settore nucleare e medico e industrie coinvolte nella realizzazione di componenti nel settore nucleare.
Il più illustre impiego per Tapiro è stato per la risoluzione di un danneggiamento riscontrato nel Large Hadron Collider (Lhc), l’acceleratore atomico del CERN di Ginevra. Tra l’altro va precisato che in questo lungo periodo intercorso dal famoso referendum del 1987, in cui poco dopo la strage di Chernobyl era stato votato contro il nucleare, fino ad oggi i reattori hanno comunque funzionato per altri utilizzi, come nel caso dell’industria aerospaziale, automobilistica o petrolifera.
Dal punto di vista tecnologico sicuramente una bella vetrina, ma per quel che riguarda la deontologia da Enea ci si aspettava forse una condotta diversa, considerando che non è stato fatto alcun cenno ai rifiuti della tecnologia nucleare (63 kg di plutonio e 6300 kg di scorie radioattive stoccate all’interno del centro ricerche La Casaccia) e che la stessa Enea rappresenta l’ente portavoce delle energie alternative in tutto il territorio italiano.











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