Seaswarm: robot depuratore alimentato dal fotovoltaico
novembre 9, 2010 di Gabriele Franzé
Categorie: Ambiente, Fotovoltaico
Quello della Deepwater Horizon di British Petrolium è solamente il più eclatante degli eventi tra i disastri ambientali, ma quello degli incidenti sulle piattaforme petrolifere è all’ordine del giorno, soprattutto se si considera quanto sono estreme le condizioni nelle estrazioni: pozzi a centinaia di metri di profondità, in mare aperto, spesso vicino ai ghiacciai, in condizioni termiche al limite del congelamento; tutto questo ha fatto sì che la tecnologia si sia spinta a livelli elevatissimi, ma anche i rischi viaggiano di conseguenza sul filo del rasoio.
Proprio per questo motivo si registrano continue perdite di petrolio in mare, sia da piattaforme che da navi petroliere. Allora al MIT hanno deciso di affrontare e risolvere il problema del petrolio riversato in mare, con un progetto che è stato curato dall’italiano Carlo Ratti.
La soluzione si chiama Seaswarm, che tradotto significa sciame marino.
Consiste in un robot che funziona come una piattaforma galleggiante, ed è dotato nella sua parte inferiore, quindi sullo scafo, di un rullo di speciale materiale assorbente, costituito da nano particelle che assorbono direttamente il petrolio greggio, bruciandolo sul posto o accumulandolo in una sacca di contenimento, in cui rimarrà sigillato fino al termine del suo operato.
Dal punto di vista chimico questa è stata una trovata geniale, in quanto è difficilissimo separare una sostanza oleosa in soluzione acquosa, ed ad occuparsi di questo aspetto è stato un altro nostro connazionale, Francesco Stellaci.
L’altra grande trovata di questo robot acquatico, da cui deriva poi il suffisso “sciame”, è che ognuno di essi è dotato di un sistema GPS che gli permette di autolocalizzare la loro posizione, e comunicarla agli altri elementi dello sciame, in quanto comunicano tra loro con tramite Wi-Fi. In questa maniera lo sciame può autonomamente individuare le zone dove operare, e comunicarlo agli altri robot.
Il tutto, per nobilitare ulteriormente il progetto e renderlo ecoostenibile, è arricchito dalle celle fotovoltaiche(circa 100W) poste sopra il robot che lo alimentano naturalmente.
In questo modo viene effettuata la depurazione di grandi distese acquatiche, in tempi assolutamente ristretti, infatti dal Massachusetts Institute of Technology hanno parlato delle seguenti potenzialità: 4000 unità da 10m di diametro sono in grado di assorbire 3 milioni di barili (158 litri) di petrolio in poco più di un mese.
I costi, considerando che si stimano 5 milioni di barili riversati in mare e che il prezzo di 1kg di petrolio è di 4$, si aggira attorno all’1% del greggio perso.
Assosolare investe sui comitati regionali
novembre 8, 2010 di Massimiliano Magnanelli
Categorie: Fotovoltaico
Il fotovoltaico è una tecnologia in fase di sviluppo e per permettere che questo fenomeno avvenga in maniera proficua e senza discontinuità bisogna far si che le esigenze degli addetti ai lavori, e quindi dei consumatori finali, vengano presentate in maniera chiara e completa alle istituzioni; solo così legislatore può predisporre una strada, da punto di vista burocratico, che favorisca le installazioni della tecnologia solare.
Premesso questo l’associazione di categoria Assosolare ha dato il via ai comitati regionali proprio per sviluppare questa comunicazione; i comitati regionali, infatti si riuniranno, periodicamente per raccogliere tutte le osservazioni degli associati tramite 2/3 membri incaricati dal Direttivo dell’associazione. In questo modo sarà possibile molto rapidamente comprendere le problematiche delle singole regioni nonché di tutto il territorio nazionale e sviluppare insieme alle istituzioni un piano per risolvere le criticità di questo mercato.
La decisione, comunicata Mercoledì 3 Novembre 2010 dal consiglio direttivo dell’associazione ha mezzo del presidente Gianni Chianetta attraverso la seguente dichiarazione: “Si tratta di un passo fondamentale, che si inserisce nel processo di rafforzamento dell’associazione”.
Conduttore adesivo per il fotovoltaico
novembre 4, 2010 di Gabriele Franzé
Categorie: Fotovoltaico
L’obiettivo era fornire un processo di saldatura che fosse l’alternativa valida a quello classico, eseguito ad alte temperature. Henkel ha fornito la risposta.
Henkel, leader mondiale nel settore degli adesivi, sigillanti e trattamenti superficiali sia per uso domestico, professionale e industriale, nata a Dusseldorf nel 1923, ha oggi sviluppato Hysol Eccobond CA3556HF , un adesivo costituito da argento, quindi elettricamente conduttivo, ideato per offrire una soluzione a bassa temperatura. Ovviamente è stato progettato per essere prodotto all’interno di filiere ad alte prestazioni, in modo da iniziare nel breve la produzione in grandi numeri. Nonostante ciò il requisito che ha caratterizzato le scelte progettuali è stato quello di una elevatissima qualità e resistenza superficiale, dato che la sua più probabile applicazione sarà quella del fotovoltaico, in cui anche cali minimi di efficienza, soprattutto per un componente importante come il conduttore, comportano perdite considerevoli.
Sicuramente la saldatura ha ricoperto un ruolo indiscutibile nel campo delle connessioni elettriche, portando però con se una serie di problematiche quali la necessità di lavorazioni ad alta temperatura, connessioni sottili e fragili, substrati spesso danneggiati dalla ricottura, danni che spesso coinvolgono non solo i materiali di supporto per la saldatura ma anche gli stessi reticoli o matrici per lo stampaggio.
Con Hysol Eccobond CA3556HF invece si è raggiunto un livello di flessibilità che ha potuto indirizzare il prodotto sia al modulo cristallino che a film sottile, ricreando quel collegamento tra le connessioni ricoperte di Argento o SnPbAg (Stagno Piombo Argento) e le celle in silicio.
Impiego di materiali fotonici per le celle solari
novembre 2, 2010 di Andrea Ficola
Categorie: Fotovoltaico
Un gruppo di ricercatori del LENS (Laboratorio Europeo di Spettroscopia Non-lineari) e dell’ INO (Istituto Nazionale di Ottica) di Firenze sta fondando una nuova impresa ‘spin-off’ su materiali fotonici in grado di assorbire la luce del sole in maniera molto efficiente per la realizzazione di celle solari. L’impresa si basa su un recente brevetto, depositato dagli stessi ricercatori, che dimostra come strutture fotoniche estremamente semplici, basati su materiali diffusivi, sono in grado di catturare la luce del sole in un modo molto più efficace di quello che era possibile fino ad oggi. La tecnica per produrre il materiale innovativo è potenzialmente integrabile con le procedure standard di produzione per le celle solari.
L’invenzione ha quindi un forte impatto industriale potendo in linea di principio inserirsi tra le nuove tecnologie per la produzione di energia da fonti rinnovabili. La scoperta è il frutto di due anni di ricerca ed è nata dalla pura curiosità scientifica di investigare fenomeni fisici di frontiera nel campo della propagazione di luce in sistemi complessi, settore in cui il gruppo di ricerca di Firenze è considerato tra i maggiori esperti mondiali. Il principio di funzionamento si basa sulla possibilità di catturare ed intrappolare la luce solare all’interno del materiale disordinato, che è semplice da realizzare su larga scala e a basso costo. Il rendimento teorico del materiale realizzato secondo la tecnica brevettata può, senza difficoltà, arrivare ad essere 5 volte superiore rispetto ai materiali comunemente utilizzati per lo stesso scopo.
Restiamo in attesa di nuovi sviluppi.








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